Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

Parrocchia S.Michele Arcangelo

Consultorio Familiare Diocesano

Via Antonino Pio, 1

80078 Rione Toiano (Pozzuoli)

Tele - 338.1068214

Inviaci un messaggio se vuoi!

 

 

 

Un sostegno per i nostri figli

La generazione dei giovani di oggi, anche a causa delle rapidissime trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche che li coinvolgono, sono estremamente fragili sul piano emotivo (un’emotività molto più incontrollata ed uno spazio di riflessione molto più modesto).

La comunicazione umana che un tempo esisteva all’interno del nucleo familiare è stata sostituita da quella digitale rappresentata da telefonino, computer, televisione, videogiochi etc. con un vocabolario molto povero sul piano espressivo.

Non ci  sono sentimenti come paura e tristezza dei quali non parlare. Tutti i sentimenti sono come i colori di una tavolozza, per cui vanno utilizzati tutti, valorizzandoli. Ad esempio la paura mi aiuta a capire di non rischiare senza valutare. La paura del buio, ad esempio, mi può paralizzare, ma può anche farmi industriare per affrontarla ( farmi accompagnare chiedendo aiuto, accendere le luci, rinviare al mattino etc …..) Così la tristezza può  orientarmi verso cose piacevoli trovando una motivazione più consapevole per ricercare  quanto mi sta veramente a cuore.

Questo significa dialogare con il polo negativo integrandolo con il polo positivo della persona, altrimenti viviamo la vita in modo discontinuo passando da un sentimento all’altro alternandoci tra positivo e negativo.  

L’umore, facilmente,  tiene dietro a questa altalena con conseguenze fastidiose per noi stessi e per le persone intorno a noi.

L’integrazione è proprio di chi è andato maturando questa accoglienza della vasta gamma di sentimenti umani. L’aiuto viene coltivando la musica, la sensibilità musicale, la pittura, la lettura, ritagliandosi spazi espressivi stimolati da spettacoli, film. Spazi di riflessione, nei quali non si tratta di esprimere accordo o disaccordo, ma spazi per raccontare le proprie sensazioni, emozioni, i sentimenti, le immagini suscitate, i collegamenti con altri momenti vissuti o in sintonia o in opposizione. Ogni uomo ha bisogno di questo nutrimento, altrimenti vive mortificato in schemi sociali, che possono stare anche molto stretti.

La consapevolezza di sé risulta fondamentale per potersi proporre agli altri.

Non c’è relazione né possibilità di relazione senza emozioni.

Anche l’intelligenza senza il nutrimento delle emozioni si inaridisce, si deforma.

E’ proprio nelle relazioni significative con le figure di attaccamento che ognuno di noi impara l’alfabeto e la sintassi delle emozioni.

Le emozioni s’imparano. La scuola dove si possono imparare è la famiglia; i genitori in particolare hanno il compito di trasmetterle, insieme a un bagaglio di sentimenti e di valori, con il loro stile di vita.  Le emozioni si attivano, in maniera inconsapevole, quasi automatica,  dinanzi a fatti ed eventi della vita quotidiana, ma, per poter diventare strumenti tali da fornire informazioni e generare comportamenti, vanno riconosciute e rielaborate.

Lì dove non si realizza l’apporto delle figure di attaccamento oppure viene meno quell’azione di contenimento emotivo ad opera della famiglia, il figlio cresce sviluppando con difficoltà  la capacità di ascolto dei propri sentimenti, delle proprie emozioni.

Nella comunicazione familiare il dialogo, l'ascolto, l'attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturazione  dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere.
Va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi. Quando i bambini sono piccoli è importante la funzione e la modalità della comunicazione ( numero di scambi, varietà di segnali, ricchezza del linguaggio ) per aiutarli a sviluppare il linguaggio, le competenze comunicative e l’intelligenza.
E' fondamentale prendere seriamente quello che dice il bambino, che ha bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente. L'essere sempre interrotto o criticato non gli permette di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima, ma anche dargli sempre ragione, lasciarlo parlare continuamente quando ha bisogno di essere contenuto, non gli permette di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione, un argomento, ecc.

Il sostegno maggiore è dato dall'essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di confrontarsi con l'adulto quando questi ha un'opinione diversa dalla sua. 

Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze.

Una fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è l’adolescenza. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell'adolescente si esprimono all'interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbali, come silenzi, aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni, che non verbali, come modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali. 

La fase dell'adolescenza, caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all'irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di non avere orari da rispettare, comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare che rischiano di compromettere in modo drastico la comunicazione all'interno della famiglia.

L'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante.  

Ascoltare un figlio significa comprendere le sue reali richieste, cosa rappresentano per lui anche rispetto alla sua relazione con il gruppo dei pari e offrirgli il sostegno necessario,  che inconsciamente richiede a noi genitori, quando le scelte e i comportamenti risultano difformi da quelli dei compagni.
Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è importante cercare di mantenere un atteggiamento di ascolto e di negoziazione. L'atteggiamento più efficace, in base all'età, potrebbe essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi, con i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise, senza imposizioni troppo rigide.

Nella famiglia il dialogo e il confronto rappresentano un mezzo per creare un clima di fiducia e di appartenenza. Parlare ai figli in modo da tenere aperti i canali di comunicazione permette di superare  disaccordi. Mettersi in una posizione empatica di ascolto può modificare molto la modalità e la qualità della relazione.

Parlare ad un giovane comunicando non solo contenuti espressi sul piano cognitivo- verbale, ma attenzione alla persona, rispetto per gli interessi, stima per le sue qualità, fiducia nelle sue potenzialità, utilizzando il linguaggio della tenerezza, aiuta a instaurare un rapporto efficace e sereno di sostegno nel percorso verso la maturazione.

Per noi genitori è importante conoscere le  modalità espressive del mondo giovanile, che  spesso si muovono  sulla scia delle mode correnti, per comprendere il contesto relazionale  in cui i nostri figli vivono. 

Il sostegno, molto spesso, sotteso alle istanze dei figli, è quello di offrire  speranza, dare spessore e valore alla loro vita.

Spesso i giovani riflettono la tristezza diffusa che caratterizza la nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento di insicurezza e di precarietà, per cui la crisi che investe il mondo giovanile è il riflesso nel singolo della crisi della società.

 Il percepire il futuro come incertezza, precarietà, inquietudine, minaccia, piuttosto che promessa, realizzazione, spegne nel giovane le risorse, le iniziative; le speranze, infatti,  appaiono prive di significato, sterili utopie. Si accresce la demotivazione in quanto le azioni sono svuotate di senso e  non sono proiettate verso il futuro.

I giovani sono una costruzione, un divenire, una speranza, un progetto che ha necessità di evoluzione, di sviluppo nel futuro, un ponte lanciato oltre l’orizzonte; chiudere, quindi, loro il cielo, privare la loro attesa dei colori della speranza, rendere opaco e dilatato l’oggi con le sue negatività, significa soffocare ogni progetto nel limite del tempo presente.  “Senza attesa e senza speranza il tempo si fa deserto, e in assenza di futuro si riaffaccia quell’ospite inquietante chiamato nichilismo” ( da L’ospite inquietante di Galimberti )

Come ulteriore riflessione può essere utile  il filmato nel nostro sito su:

Il concorso educativo familiare”

                                                                                   

pagina iniziale