Un sostegno per i nostri figli
La generazione dei giovani di oggi, anche a causa delle rapidissime
trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche che li coinvolgono,
sono estremamente fragili sul piano emotivo (un’emotività molto più
incontrollata ed uno spazio di riflessione molto più modesto).
La comunicazione umana che un tempo esisteva all’interno del nucleo
familiare è stata sostituita da quella digitale rappresentata da
telefonino, computer, televisione, videogiochi etc. con un vocabolario
molto povero sul piano espressivo.
Non ci sono sentimenti come paura e tristezza dei quali non parlare.
Tutti i sentimenti sono come i colori di una tavolozza, per cui vanno
utilizzati tutti, valorizzandoli. Ad esempio la paura mi aiuta a capire
di non rischiare senza valutare. La paura del buio, ad esempio, mi può
paralizzare, ma può anche farmi industriare per affrontarla ( farmi
accompagnare chiedendo aiuto, accendere le luci, rinviare al mattino etc
…..) Così la tristezza può orientarmi verso cose piacevoli trovando una
motivazione più consapevole per ricercare quanto mi sta veramente a
cuore.
Questo significa dialogare con il polo negativo integrandolo con il polo
positivo della persona, altrimenti viviamo la vita in modo discontinuo
passando da un sentimento all’altro alternandoci tra positivo e
negativo.
L’umore, facilmente, tiene dietro a questa altalena con conseguenze
fastidiose per noi stessi e per le persone intorno a noi.
L’integrazione è proprio di chi è andato maturando questa accoglienza
della vasta gamma di sentimenti umani. L’aiuto viene coltivando la
musica, la sensibilità musicale, la pittura, la lettura, ritagliandosi
spazi espressivi stimolati da spettacoli, film. Spazi di riflessione,
nei quali non si tratta di esprimere accordo o disaccordo, ma spazi per
raccontare le proprie sensazioni, emozioni, i sentimenti, le immagini
suscitate, i collegamenti con altri momenti vissuti o in sintonia o in
opposizione. Ogni uomo ha bisogno di questo nutrimento, altrimenti vive
mortificato in schemi sociali, che possono stare anche molto stretti.
La consapevolezza di sé risulta fondamentale per potersi proporre agli
altri.
Non c’è relazione né possibilità di relazione senza emozioni.
Anche l’intelligenza senza il nutrimento delle emozioni si inaridisce,
si deforma.
E’ proprio nelle relazioni significative con le figure di attaccamento
che ognuno di noi impara l’alfabeto e la sintassi delle emozioni.
Le emozioni s’imparano. La scuola dove si possono imparare è la
famiglia; i genitori in particolare hanno il compito di trasmetterle,
insieme a un bagaglio di sentimenti e di valori, con il loro stile di
vita. Le emozioni si attivano, in maniera inconsapevole, quasi
automatica, dinanzi a fatti ed eventi della vita quotidiana, ma, per
poter diventare strumenti tali da fornire informazioni e generare
comportamenti, vanno riconosciute e rielaborate.
Lì dove non si realizza l’apporto delle figure di attaccamento oppure
viene meno quell’azione di contenimento emotivo ad opera della famiglia,
il figlio cresce sviluppando con difficoltà la capacità di ascolto dei
propri sentimenti, delle proprie emozioni.
Nella comunicazione familiare il dialogo, l'ascolto, l'attenzione sono
gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturazione
dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una
dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle
opinioni che i figli possono esprimere.
Va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai
primi scambi. Quando i bambini sono piccoli è importante la funzione e
la modalità della comunicazione ( numero di scambi, varietà di segnali,
ricchezza del linguaggio ) per aiutarli a sviluppare il linguaggio, le
competenze comunicative e l’intelligenza.
E' fondamentale prendere seriamente quello che dice il bambino, che ha
bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente.
L'essere sempre interrotto o criticato non gli permette di acquisire
sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di
autostima, ma anche dargli sempre ragione, lasciarlo parlare
continuamente quando ha bisogno di essere contenuto, non gli permette di
sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in
modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione, un argomento,
ecc.
Il sostegno maggiore è dato dall'essere ascoltato fino in fondo, dal
sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di
confrontarsi con l'adulto quando questi ha un'opinione diversa dalla
sua.
Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al
dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è
maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è
possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze.
Una fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra
genitori e figli è l’adolescenza. La conflittualità tra i bisogni di
autonomia e di protezione dell'adolescente si esprimono all'interno
della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia
verbali, come silenzi, aggressività verbale, aumento dei conflitti,
provocazioni, che non verbali, come modo di vestire e di atteggiarsi,
rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali.
La fase dell'adolescenza, caratterizzata da comportamenti che vanno
dalla solitudine all'irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari
(fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste
ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in
discoteca, di non avere orari da rispettare, comporta delle irregolarità
di condotta nel contesto familiare che rischiano di compromettere in
modo drastico la comunicazione all'interno della famiglia.
L'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante.
Ascoltare un figlio significa comprendere le sue reali richieste, cosa
rappresentano per lui anche rispetto alla sua relazione con il gruppo
dei pari e offrirgli il sostegno necessario, che inconsciamente
richiede a noi genitori, quando le scelte e i comportamenti risultano
difformi da quelli dei compagni.
Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è
importante cercare di mantenere un atteggiamento di ascolto e di
negoziazione. L'atteggiamento più efficace, in base all'età, potrebbe
essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi, con
i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise,
senza imposizioni troppo rigide.
Nella famiglia il dialogo e il confronto rappresentano un mezzo per
creare un clima di fiducia e di appartenenza. Parlare ai figli in modo
da tenere aperti i canali di comunicazione permette di superare
disaccordi. Mettersi in una posizione empatica di ascolto può modificare
molto la modalità e la qualità della relazione.
Parlare ad un giovane comunicando non solo contenuti espressi sul piano
cognitivo- verbale, ma attenzione alla persona, rispetto per gli
interessi, stima per le sue qualità, fiducia nelle sue potenzialità,
utilizzando il linguaggio della tenerezza, aiuta a instaurare un
rapporto efficace e sereno di sostegno nel percorso verso la
maturazione.
Per noi genitori è importante conoscere le modalità espressive del
mondo giovanile, che spesso si muovono sulla scia delle mode correnti,
per comprendere il contesto relazionale in cui i nostri figli vivono.
Il sostegno, molto spesso, sotteso alle istanze dei figli, è quello di
offrire speranza, dare spessore e valore alla loro vita.
Spesso i giovani riflettono la tristezza diffusa che caratterizza la
nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento di insicurezza e
di precarietà, per cui la crisi che investe il mondo giovanile è il
riflesso nel singolo della crisi della società.
Il percepire il futuro come incertezza, precarietà, inquietudine,
minaccia, piuttosto che promessa, realizzazione, spegne nel giovane le
risorse, le iniziative; le speranze, infatti, appaiono prive di
significato, sterili utopie. Si accresce la demotivazione in quanto le
azioni sono svuotate di senso e non sono proiettate verso il futuro.
I giovani sono una costruzione, un divenire, una speranza, un progetto
che ha necessità di evoluzione, di sviluppo nel futuro, un ponte
lanciato oltre l’orizzonte; chiudere, quindi, loro il cielo, privare la
loro attesa dei colori della speranza, rendere opaco e dilatato l’oggi
con le sue negatività, significa soffocare ogni progetto nel limite del
tempo presente. “Senza attesa e senza speranza il tempo si fa
deserto, e in assenza di futuro si riaffaccia quell’ospite inquietante
chiamato nichilismo” ( da L’ospite inquietante di Galimberti )
Come ulteriore riflessione può essere utile il filmato nel nostro sito
su:
“ Il
concorso educativo familiare”