Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

Parrocchia S.Michele Arcangelo

Consultorio Familiare Diocesano

Via Antonino Pio, 1

80078 Rione Toiano (Pozzuoli)

Tele-fax 081 - 804.24.10

Inviaci un messaggio se vuoi!

 

 

 

Una Serata Speciale

[ 1982- 2002 ]

In occasione del 20° anniversario di nascita del Consultorio

"Famiglia Nuova"

23 Novembre 2002 - Presentazione del libro - "Il luogo dell’amore"

Don Luigi Saccone: Saluto innanzitutto le famiglie qui presenti, tutti quelli che sono venuti appunto per testimoniare la loro esperienza e la loro condizione di coppia che vive non solo un’esperienza felice, ma soprattutto un impegno a renderla felice. Un saluto al Vescovo, l’Angelo come usa dire, facendo eco a vecchie espressioni come ama dire il prof. Giustiniani, l’Angelo di questa chiesa; al dottor Ermanno Corsi, che è stato gentilissimo ad accettare il nostro invito per tentare di ricostruire insieme una riflessione sospinti e sollecitati dal volume che vogliamo presentare questa sera. Il volume lo conoscete, immagino tutti, ed è stato scritto da Osvaldo Della Gatta, che immagino familiarissimo a voi qui presenti, per essere qui di sabato sera così numerosi, evidentemente qualche rapporto vi lega a lui. E quindi sapete che questo volume nasce non tanto da un lavoro fatto a tavolino ma da un’esperienza concreta alla quale lui si rifà già nell’introduzione al volume, all’esperienza che egli fa come testimone di fede, come marito, sposo, padre di cinque figli e come responsabile di una struttura diocesana a servizio della famiglia: il consultorio diocesano. Quindi nasce da questa esperienza concreta per cui chi legge quelle pagine non solo troverà notizie, ma trova certamente l’afflato, la preoccupazione di uno che crede fortemente nella famiglia. Il volume nella struttura semplicissimo, perché consta di tre capitoli ed una conclusione. Tre capitoli nei quali l’autore, il dottor Della Gatta, affronta gli aspetti psicologici, sociologici e culturali della famiglia oggi. E Dio sa, poi forse lo potremo vedere anche dalle nostre riflessioni, Dio sa quali aspetti problematici appunto si presentano ad un osservatore attento, che vive l’esperienza cristiana alla luce della quale cerca di realizzare il progetto famiglia. Il secondo capitolo affronta il tema della sessualità vista alla luce del messaggio biblico. Il terzo capitolo il matrimonio cristiano viene visto soprattutto come realtà di coppia e realtà di famiglia. Le conclusioni del testo, nutrite abbondantemente da citazioni del magistero, sono evidentemente un invito a prendere in considerazione i problemi offerti alla considerazione di tutti, ma lasciandosi prendere da una prospettiva di speranza, che è quella che ci viene garantita dalla misericordia di Dio.

La nostra serata potrà svolgersi così: daremo la parola subito al Professore Giustiniani il quale cercherà di mettere a fuoco alcuni temi, alcuni problemi che appunto emergono dalla lettura del testo. Al dottore Ermanno Corsi, che immagino tutti voi conoscete. E’ un volto notissimo della RAI Regione chi non segue il telegiornale regionale non conosce il volto di Ermanno Corsi. Quindi anche voi lo conoscete, ma questa sera lo abbiamo invitato perché lui ci faccia conoscere quello che lui ha avvertito leggendo il testo, ma da osservatore della realtà di tutti i giorni. E’ evidente che leggendo il libro si è trovato di fronte ad un progetto, un progetto probabilmente individuato come particolarmente ideale, come un progetto ideale, però, che deve fare i conti con una realtà che certamente non è sempre l’espressione di questo progetto ideale. Ci farà conoscere queste sue reazioni alla lettura del testo e credo che farà riferimento ad un tema che potrà interessare anche tutti noi qui presenti. Un tema un po’ teorizzato tra l’altro da uno che si occupa anche di bioetica, un tema quello della genitorialità sociale. Allora ci sarà spazio per sentirci coinvolti e poi reagire. La parola al professore Giustiniani, successivamente al dottor Corsi, quindi le vostre domande e poi chiederemo all’autore, al dottore Osvaldo della Gatta, di rispondere in qualche modo a ciò che andremo registrando.

Professore Giustiniani: Buona sera a tutti. Ho seguito sin dal sorgere questo volumetto, infatti l’autore ha l’amabilità di ringraziarmi nelle primissime battute. Quindi ne conosco la gestazione, una metafora tipicamente matrimoniale, perché anche un figlio è un figlio biologico, è un figlio indicativo, anche un libro è un figlio, è una gestazione, quindi è un progetto di amore, perché quando si decide di scrivere qualche cosa, solitamente lo si fa, tranne che non si sia un po’ maniaci, lo si fa non per sé medesimi, ma per altri; è dunque un progetto; è un progetto esistenziale, un progetto di vita. Si vuole dire qualche cosa a qualcuno, almeno ad un altro che dovrebbe leggere il libro, o almeno a cinque o venti lettori. Questo libro ne avrà molti di più dei cinque o venti lettori.

Ho visto dunque il progetto, ho visto le prime stesure. Mi sono permesso alcuni suggerimenti, accolti sempre dall’autore che è molto docile: Chiederemo alla Signora se lo è anche nella vita coniugale. E’ sicuramente molto attento a quello che gli veniva di volta in volta detto e aggiustava. Insomma conosco il libro nelle sue varie fasi fino a questo prodotto molto elegante, un tascabile , può stare nella giacca, nella borsetta . Quindi si può leggere persino sul bus ed ora siamo dotati anche di mezzi di trasporto e viaggiamo quando è possibile anche con i mezzi pubblici. Graficamente è bello anche l’invito lo ha ripreso; penso che tutti hanno ammirato anche lo stile: un buon prodotto. Anzitutto è un prodotto che si presenta anche bene, poi se si fa anche leggere, se dice delle cose interessanti è ancora meglio. Quindi insieme con voi, quasi ad alta voce, vorrei non leggere il libro altrimenti vi risparmio la bellezza e la fatica che dovete pur compiere, ma vorrei leggere alcune istanze sulla base della indicazione che viene da un filosofo spagnolo contemporaneo Ortega y Gasset il quale fa parte della cosiddetta generazione del quattordici.

Ortega dice che ogni pensatore, ogni intellettuale, ogni letterato deve essere compreso, deve essere sempre letto in riferimento ad un sottosuolo, ad un suolo e ad una prospettiva. Per sottosuolo intende qualche cosa su cui l’autore, il letterato, il pensatore sta comunque anche se non se ne accorge; il suolo, invece, è consapevolizzato, cioè il pensatore sa dove mette i piedi e il futuro è quello che ha in mente, ha in progetto. Anche per Osvaldo della Gatta e questo suo prodotto scritto che apprezziamo e nell’eleganza e nel contenuto ha un suo sottosuolo.

Qual è il suo sottosuolo? Si potrebbe dire che è il suo pensiero, il suo lavoro. Certamente. Anche se lui non ha a che fare prevalentemente con dei gruppi umani, perché la sua attività prevalente è quella di ridare anima a delle persone che la stanno perdendo; infatti fa parte di un’unità di terapia intensiva e rianimazione. E’ anche il suo lavoro perché di solito in quelle zone, in quei reparti vengono delle persone in situazioni piuttosto disperate. A me piace dire, non anestesista , ma rianimatore perché ci ricorda che è l’estremo tentativo spesso riuscito, spesso non riuscito di continuare a fare vivere. Questo è uno degli elementi del sottosuolo del volumetto, cioè la pratica professionale che il dottore Della Gatta svolge quotidianamente da decenni credo, non so esattamente da quanti anni.. Sicuramente fa parte del suo sottosuolo: bisogna rianimare la famiglia, bisogna in maniera anche intensiva, con delle pratiche di tipo medico, nel caso specifico della sua attività professionale, con delle pratiche di tipo psicologico, relazionale, culturale, catechetico, per quanto riguarda il libro, bisogna rianimare qualche cosa che potrebbe stare in situazione disperata.

Ecco il primo elemento che vorrei porgere alla vostra attenzione per la vostra riflessione quando leggerete. E’ un elemento del sottosuolo di Della Gatta. La famiglia, nelle diagnosi preoccupatissime non solo dei sociologi, ma anche degli uomini di Chiesa, rischia a volte di dovere andare in Rianimazione. Non dobbiamo essere pessimisti perché le anagrafi dei battezzati e dei cresimati sono pienissime ed anche le anagrafi matrimoniali sono molto piene pure perché il matrimonio cristiano diciamocelo è più coreografico della fredda stanza del comune ed anche della routine quotidiana dello stare insieme solamente per convivenza. E’ molto più bello, coreograficamente, poi in certe chiese, poi certi pranzi di nozze. Certo immaginate. Non rinunceremo mai noi italiani e noi meridionali ad un sacramento del matrimonio. Ma al di là della coreografia, io direi non dobbiamo guardare con pessimismo alla situazione di questi che stanno per andare in rianimazione: gli uomini e le donne che sposano in Italia e nel meridione oggi, perché questi vivi in piedi ancora ci dicono che il cristianesimo, contrariamente a quando si scrive e si dice, non è ancora defunto. Sapete che perfino i vescovi hanno azzardato: è caduto lo stato di cristianità e poi aggiungono ormai la prassi non è più cristiana, ormai la pratica liturgica sta diminuendo eccetera, eccetera, eccetera. E’ sembrato alla fine di dovere stare al capezzale di un morente che ha bisogno della rianimazione. Per certi aspetti sì, ma per altri aspetti questi registri pieni ancora di matrimoni, pieni ancora di battezzati, i cimiteri cristiani pieni ancora di visitatori sono il segnale di una caduta reale oppure è la percezione della caduta. Si dirà ma pure prima di Cristo si andava ai camposanti, oppure si dirà ma molti sposano per coreografia. D’accordo. Ma è pur vero che qualcosa regge, ma più che caduta di stato di cristianità bisognerebbe dire che il cristianesimo sta perdendo alcuni aspetti, li sta facendo diventare secondari nelle prassi ma una religiosità di fondo, almeno quantitativamente cristiana permane. Perciò non si va a morire in sala di rianimazione, ma si va per essere rianimati, perché si possa riprendere la vita a tutto tondo o qualitativamente il meglio possibile.

Ecco il primo elemento del sottosuolo, il fenomeno statisticamente chiaro, religiosamente meno chiaro della caduta della prassi cristiana a tutto tondo, ma con la persistenza di domande di religione tra cui la persistenza di sposalizi in chiesa a tantissimi livelli. Si può dire che tra tanti matrimoni celebrati in chiesa dopo tre anni almeno la metà passa poi a separazioni legali e a divorzi. Quindi statisticamente il dato poi va in qualche modo visto bene e però questa richiesta permane. Questa richiesta andrebbe gestita. Non possiamo stare lì al tavolo operatorio senza operare dicendo il cristianesimo matrimoniale non è più a tutto tondo, ha delle zone di difettosità, ha delle sacche e guardare ed aspettare che qualcuno muoia, che tutto cada. Dovremmo piuttosto dire: c’è la persistenza della domanda, gestiamo in maniera intelligente e creativa la persistenza della domanda e cerchiamo non di togliere o distruggere ciò che c’è, ma di rinsaldare, di dissodare, di enfatizzare, di marcare, di sottolineare il positivo, perché da quel poco di positivo, da una buona rianimazione potrebbe succedere dell’altro. Ecco il primo elemento di sottosuolo, che, inconsapevolmente, perché il sottosuolo benché l’autore a volte non lo percepisce neppure, ma questo sicuramente sta nel sottosuolo di Osvaldo Della Gatta, egli ritiene che non tutto sia irrimediabilmente perduto sulla situazione di cristianità delle coppie, della famiglia, del matrimonio, ma che si possa ancora lavorare per rianimare. Bisogna dare credito a questo primo elemento del sottosuolo.

Un secondo elemento di sottosuolo che formulerei ad alta voce per la vostra riflessione è il seguente: Osvaldo Della Gatta è un professionista, però è anche un cristiano che in coppia sta rimeditando da un po’ di anni la sua vita , la sua esistenza, la sua prassi cristiana. Appartiene ad itinerari di rivitalizzazione delle fede cristiana assopita, perduta, dimenticata. E questo è un altro elemento di sottosuolo lui, da solo e in coppia, grazie anche a quell’itinerario, questo camminare sicuramente, ha sollecitato a rivedere le sue prassi familiari e matrimoniali, ma a rivedere anche le prassi di chi gli sta accanto, di chi gli sta intorno. Questo è un altro elemento di sottosuolo che sicuramente è una sfida, e cioè se la scommessa di un itinerario cristiano così formidabile ed anche di tale successo quantitativo e di così rilevante importanza nella chiesa cattolica postconciliare di cui egli è un autorevole esponente, se la scommessa è: bisogna ripartire daccapo per riscoprire la profondità di una esistenza cristianamente vissuta e questo avviene gradualmente, con tempi lunghi, con passaggi, con verifiche, con scrutini, vuol dire che questo è lo stile anche per rianimare la realtà di riferimento per il nostro caso una realtà prima di coppia quindi una realtà reciproca io- tu, maschio- femmina perché Osvaldo Della Gatta cristianamente è tradizionale, cioè non esiste luogo dell’amore che non sia eterosessuale. Meno male, siamo felici di questi tempi, là dove si va attutendo questa chiarissima affermazione, almeno per noi, di una certa tradizione. Nell’eterosessualità, nell’incontro nasce qualche cosa che poi diventa anche famiglia Ora si rianima se ci si mette in una prospettiva di lungo periodo, ma non un andare avanti provvisorio, episodico e a casaccio, ma con percorsi programmati, finalizzati, verifiche intermedie, cioè seriamente, perché il cristianesimo è una cosa molto seria e il sacramento cristiano del matrimonio è una cosa serissima. Dunque ecco il secondo elemento che enfatizzerei è un po’ il retroterra remoto, sottosuolo anche di questo contesto.

Non si rianima la situazione familiare se non si cerca di rifare a tutto tondo il cristianesimo se non percorrendo a ogni età della vita dei lunghi itinerari programmati, verificati, scanditi. La finiscano le comunità parrocchiali, i preti, i vescovi, di pensare che basti dire siate buoni cristiani e arrivederci per avere un cambiamento. L’invito ad essere buoni cittadini del settecento portò anche alle ghigliottine, l’invito ad essere buoni cristiani del ventunesimo secolo potrebbe portare ad un tarallucci e vino napoletani. Non basta più dire "siate buoni cristiani", non basta più sentire in una bella omelia: "impegnatevi e arrivederci". C’è bisogno di progetti di lungo periodo scanditi con tappe e con riti.

Un libro, bello, leggevole, piacevole, scommette sulla possibilità di tempi lunghi, perché poi sembrerebbe un libro di lettura , ma vuole essere un libro per la formazione. Ecco il secondo elemento: non una formazione qualunque, ma con dei gradi, delle tappe, degli schemi, delle verifiche, per cui nella tasca della nostra giacca o della nostra borsa starà il libro e lo leggeremo anche, ma esso sarebbe gettato usato solo così. Deve andare in mano a degli animatori e a dei formatori che decidano di fare con questo libro degli itinerari con delle tappe, con degli scrutini, con dei percorsi, perché il cristianesimo è anche capacità di misurare ciò che sta avvenendo in una progettazione di lungo percorso. Progetto: una parola che finalmente anche i vescovi italiani vanno usando continuamente per la cultura del nostro tempo. Progetto culturale italiano dobbiamo usarlo per tutto, per la catechesi, per la pastorale, per la riformulazione della vita cristiana Ecco i due elementi di sottosuolo e vengo a due elementi di suolo quelli che in maniera consapevole vengono dalla lettura di queste pagine e che Osvaldo ha firmato da solo il titolo ma oso pensare che la moglie, che i figli chissà quante volte gli hanno detto delle idee non so se lui usa, come usano molti autori, sottoporre al partner ciò che fanno. E quindi Osvaldo, però con lui intendiamo sempre la Signora. I cinque figli almeno per antitesi col chiasso oppure con la loro capacità di interrompere i momenti di studio che ci saranno pur voluti per mettere in essere queste pagine anche i figli magari non propositivamente, ma per antitesi, per contrariam speciem, hanno contribuito. Primo elemento di suolo consapevole questo qui.

Osvaldo Della Gatta insieme con altri promuove uno dei due fiori all’occhiello della diocesi di Pozzuoli per quanto riguarda la vita familiare. Sapete la diocesi di Pozzuoli è rinomata nel territorio nazionale tra coloro che sono addetti ai lavori pastorali e catechetici per due fiori all’occhiello. Il primo fiore all’occhiello è il centro per la vita legato ad un’associazione laicale di cui fa parte anche la diocesi, ma laicale prevalentemente; è un centro per la vita legato ad un’associazione Puteoli pro vita: Primo fiore all’occhiello. In anni potremmo dire non ancora sospetti, in anni in cui non bisognava fare crociate che prima o poi si dovevano fare e si sono incominciate anche a fare, e si dovranno forse rifare però per carità senza ammazzare più nessuno, già abbiamo versato ettolitri di sangue nella storia cristiana. E dunque in anni non sospetti questo territorio diocesano decideva propositivamente di impegnarsi per la vita. Ogni forma di vita da quella nascente a quella terminale con particolare attenzione alla vita che si gestisce della visione cristiana dentro un rapporto di coppia stabile consacrata da un sacramento che è quella vita che continua lungo la filiazione, la genitorialità, l’educatività. Un centro di tutto rispetto anche dal punto di vista organizzativo, che promuove tutto quello che ha a che fare con la vita e particolarmente con la vita nascente. In Campania tutti i vescovi hanno scelto come polo di riferimento per l’insegnamento del cosiddetto metodo naturale, che fuor di metafora significa il rispetto reciproco dei due eterosessuali che stanno in rapporto di coppia per una gestione consapevole, libera, responsabile della maternità, della paternità senza ricorrere ad artifici, a meccanismi, a intermediazioni di tipo chimico-strumentale o addirittura chiusi alla vita. In positivo significa servire alla vita non solo quando i due hanno il progetto di maternità e paternità, ma anche quando non hanno il progetto di maternità e paternità. Solitamente si pensa che i metodi che la Chiesa anche raccomandando dall’Humanae vitae in poi come dei mezzi prevalentemente negativi per fare in modo che non si ricorra ad altro per non avere figli e invece lo studio dei metodi naturali è uno studio positivo cioè è uno studio non per non avere figli ma innanzitutto per avere figli in una maniera consapevole. Il business attuale sulla fecondazione medicalmente assistita è un affare enorme, fior fiore di danaro circola nei gabinetti ginecologici e nei centri sperimentali, prossimamente ci sarà una legge perché bisogna uscire dal contesto della procreazione che caratterizza oggi l’Italia. Una legge assolutamente va fatta sebbene tutti saremo scontenti perché non potrà venire fuori in sede politica da accordi. Nessuna delle parti in causa potrà rivendicare che sarà una legge ad immagine e somiglianza della propria idealità sulla vita. Significherebbe che siamo in uno stato integralista. Noi, vaccinati dall’illuminismo, sappiamo ormai convivere sapendo bene che c’è un cuscinetto la visione religiosa del mondo e gestione politica del mondo. Il cuscinetto si chiama la mediazione politica. Sono le regole che ci siamo dati e che grazie all’illuminismo abbiamo ereditato nessuno più può pretendere che una sola visione del mondo entri in una normativa, vi entrano più visioni del mondo ovviamente anche qui non bisogna stare inermi a vedere che succede ma creare gruppi di pressione culturale per fare in modo che certi valori anziché altri siano normati. Però è un affare quello della procreazione medicalmente assistita; c’è quella autologa e quella eterologa con grossissimi interessi economici. Primo fiore all’occhiello centro per la vita con tutta una serie di problematiche che un centro per la vita non può seguire per esempio la preparazione all’amore, fin da quando giovanissimi ci si innamora che gli esseri umani grazie a Dio si innamorano reciprocamente ed eterosessualmente a partire dalla pre- adolescenza. Fenomeno bellissimo lasciato spesso così, e invece c’è bisogno di una prassi educativa remota e poi prossima lì dove il progetto di amore tra due giovani comincia a diventare più o meno stabile e addirittura va verso il matrimonio. Poi c’è la consulenza a tutti i rapporti stabili di coppia anche sacramentali e matrimoniali che hanno le vicende dell’esistenza umana. L’esistenza umana è gioiosa e triste, è dolorosa e fascinosa, dà la morte e dà la vita e quindi se un rapporto è un rapporto umano tiene gli alti e i bassi. Ha bisogno di figure che in qualche modo sollecitino, sottolineino, accompagnino, precedano l’amore. Ecco questi compiti, l’altro fiore all’occhiello, è l’elemento di suolo più vicino ai piedi e alla mente di Osvaldo è sicuramente il consultorio Famiglia nuova, che mette al prima posto e la maturazione affettiva remota dei giovani fidanzati e l’accompagnamento solerte delle vicende di una coppia già stabilizzata lungo gli anni quelli iniziali o anche quelli di routine o anche quelli terminali là dove la coppia potrebbe avere delle crisi. Ecco l’altro elemento di fondo. Osvaldo lavora in un contesto che ha dei fiori all’occhiello. Potremmo dire che tutto il resto dell’abito manca. Capita. Dinanzi alle buone famiglie di questo mondo vi sono biglietti da visita che poi non appoggiano su nulla. L’abito per l’attenzione pastorale e culturale per la famiglia in questa diocesi a volte viene svolta per delega. Abbiamo i fiori all’occhiello ci pensino loro.

Diciamo, molte volte, i preti ci pensino loro, facciano loro e noi stiamo a guardare. Oppure al Vescovo che è il parafulmine dei problemi su un territorio diocesano: se non comincia lui, chi comincia.

Questo elemento di suolo ha il suo risvolto negativo, il libro deve servire anche a questo, cioè: "cari amici se è un fiore potrebbe pure diventare fetente", puzzolente cioè c’è bisogno di più personale che decidano che la famiglia è un ambito fondamentale della vita pastorale della diocesi. Il libro con la sua intenzionalità che rilevavo nel suo secondo elemento di sottosuolo di lungo periodo è un libro anche per la formazione continua vuole essere un appello a questo primo elemento del suolo cioè affianchiamo sempre più persone in questo territorio diocesano che diventino stabilmente agli intenti del Centro per la vita e al suo consultorio familiare, perché non si proceda per delega. Secondo elemento di suolo e mi avvio alla conclusione è che Osvaldo Della Gatta non poteva pensare questo libro dopo che la Diocesi di cui egli è esponente ha dedicato un anno intero a partire dal convegno del settembre 2000 alla famiglia. Non poteva, non poteva e si vede nelle scelte anche lessicali o nelle citazioni conciliari. Si vede che Osvaldo calpesta un suolo che per un anno intero, e poi per l’anno che abbiamo chiamato giubilare della remissione dei debiti, della restituzione della terra ai poveri, della liberazione dei carcerati, quante parole inutili e povero papa che chiede dopo due anni di qua e di là i conti del grande rinnovamento e che doveva essere un anno di grande rinnovamento anche per la pastorale familiare diocesana. A volte il grande rinnovamento è tutto scritto e però aspetta di essere letto. Ho portato con me il numero della rivista diocesana Proculus del Luglio / Settembre 2000 che pubblica gli atti di questo storico convegno che questa diocesi celebrò. Sono sicuro che ognuno di voi lo ha sulla scrivania di casa. Le carte servono, ma non dovrebbero servire nel 2626 per dire che nel 2000 fu celebrato uno storico convegno. Secondo elemento di suolo che una diocesi dopo gli eventi vissuti non poteva non avere un seguito, un frutto. Ed io direi che questo è un bellissimo frutto dell’anno intensamente dedicato alla pastorale familiare. Quindi libri sul luogo dell’amore, metafora della famiglia, del rapporto di coppia, del matrimonio se ne possono scrivere infiniti e ne sono stati scritti anche infiniti. Perché noi tra gli altri compreremo e abbiamo comprato, leggeremo anche quello di Osvaldo? Che cosa tiene di particolare che ci può interessare? Io direi lo schema che egli ha portato avanti. E ‘ uno schema molto interessante perché è uno schema che parte dalla relazione: Chi bazzica i territori della antropologia culturale e filosofica, sa molto bene che negli ultimi trent’anni quando si sente parlare di essere umano mascolino femminile non si può non partire dalla relazione. In principio è la relazione. E lui molto bene, poteva partire da tanti lati per parlare della famiglia, parte da questo lato il lato della relazione, cioè un lato ormai non illuministico. Ricordate che noi siamo europei, siamo italiani, siamo meridionali, siamo figli delle grandi idee dell’illuminismo, però come ci chiamavamo in quell’epoca oltre che cittadini, ci chiamvamo io. Ci chiamavamo soggetto, non ci chiamavamo rapporto, non ci chiamavamo prima. noi. Ora invece abbiamo imparato che questa enfasi sulla soggettività, sull’io, sull’egoità, che potrebbe significare persino egoismo, è l’enfasi ottima che ci ha fatto camminare sulle gambe, che ci ha fatto capire che siamo liberi, che siamo autonomi, individuali, soggetti di diritti e di doveri e le costituzioni lo diranno, però sarebbe bello che nella nostra costituzione dell’identità europea oltre che dire tutto è fondato sull’individuo e sulla persona si dicesse che la persona è una relazione. Lui parte dalla relazione. Ecco la prima conclusione e la mia congratulazione. Lui naturalmente ha la vita facile perché è un credente cristiano , quindi appartiene allo schema giudaico- cristiano e lo schema giudaico- cristiano presenta un Dio che non può essere chiamato monoteista. Si dice solitamente i grandi monoteismi mediterranei, ma a ben vedere uno dei tre quello cristiano è un monoteismo con molti aggiustamenti; perché è un monoteismo trinitario. Credo in un solo dio ma in tre persone. Una sorta di contraddizione in termini come ferro di legno, circolo quadrato eppure è la fede dei credenti cristiani. Come si fa a dire un solo Dio che è assolutamente, senza distinzione, senza condizione, tre. E’ il mistero del mistero del cristianesimo, perché in principio è la relazione. Tra l’altro le tre persone divine che dicono se non relazione, cioè il padre è padre perché è padre di un figlio, il figlio è figlio perché è figlio di un padre. E’ l’amore è amore perché è l’amore di un padre verso il figlio e del figlio verso il padre. Uno più uno più uno fa uno. E però le tre unità ci sono. E secondo elemento dopo la relazione e si vede qui la mano del medico ed anche del padre di cinque figli: la sessualità. Finalmente. Si parla della vita matrimoniale, si parla del sacramento del matrimonio ricordando che c’è anche una donazione totale, integrale anche di corpi e di sessi. Finiamola con quelle reticenze di certa tradizione più agostiniana che tommasiana, per cui poi quando si arriva alla sessualità alla corporeità sembra che si entri in una sfera solamente di privacy. Il sacramento del matrimonio è una donazione integrale, perché noi siamo corpo oltre che spirito. Tutta la sessualità è un’impostazione per la relazione. La sessualità non è negativa.. Non ci può essere più un’epoca post- agostiniana in cui la sessualità e lo scambio corporeo dei coniugi viene visto quasi come rimedio alla concupiscenza, come peccaminosità perché in origine ci sarebbe stato un matrimonio paradisiaco - è la tesi di Agostino – un matrimonio paradisiaco perché i figli si avrebbero senza amplesso. Tommaso d’Aquino, benché da cinque anni offerto al monastero di Montecassino e poi domenicano nella sua sapienza, pur senza avere mai toccato una donna, diceva già prima del peccato avevano rapporti sessuali, perché Dio li ha fatti maschio e femmina. e potremmo aggiungere perché Cristo è nato maschio e non femmina ed è nato da una femmina e non senza femmina. Ecco la seconda rilevante scelta che lo porta a vivere la relazione. Sessuata diventa sacramento e diventa, quindi, qualche cosa che non è più solamente umana ma è divina. Parole umane divinamente dette.

 

Don Luigi Saccone : da qualche anno la legislazione italiana ha preteso giustamente che prima di presentare un progetto ci siano anche indagini profonde sul sottosuolo e sul suolo su cui si va a costruire. Dalle cose dette da professore Giustiniani che ha tentato di ricostruire suolo e sottosuolo dell’iniziativa di Osvaldo della Gatta dovremmo allora concludere che l’iniziativa è ben fondata. Nasce da qualcosa che le garantisce un futuro tranquillo, quindi il libro sarà letto non soltanto dagli storici che tra cinquecento anni tenteranno di sfogliare le carte del nostro ben ordinato archivio, ma il libro sarà letto anche da molti di voi immagino. Abbiamo sentito il professore Giustiniani, ci accingiamo a sentire il dottore Ermanno Corsi, che tenterà di farci conoscere le reazioni che ha avvertito alla lettura del testo. Un testo nel quale indubbiamente emerge la visione cristiana come ci ha ricordato anche il professore Giustiniani, una visione cristiana che giustamente il titolo ci annuncia che la famiglia è il luogo dell’amore. Il luogo dove Dio stesso si rivela nel tempo, nello spazio e Dio si rivela come uno- avremo occasione domani di meditarlo nell’ultima domenica dell’anno liturgico- Dio si presenta all’uomo come prossimo, viene annunciata la prossimità di Dio all’uomo, ma questa prossimità di Dio all’uomo, particolarmente noi la avvertiamo nella famiglia, dove si realizza quell’incontro così fondamentale dell’altro. E’ lì che s’incontra l’altro, non perché sia l’enfer per ricordare la terribile espressione di Sartre, ma s’incontra l’altro come motivo per alternare se stessi e per arricchire se stessi.

Bene questa è una visione che fa parte del nostro patrimonio cristiano. Che impatto ha questa visione con la realtà che un cronista è costretto a leggere e a registrare tutti i giorni?

Giornalista Ermanno Corsi: Direi che dopo l’intervento del professore Pasquale Giustiniani, l’autore del libro Osvaldo della Gatta ha indagato così bene il sottosuolo da sembrare un ottimo speleologo. E’ entrato un po’ nelle caverne, nei labirinti della nostra società salvo a venirne fuori con un messaggio e con una convinzione. Intanto direi che se questo libro dovesse servire soltanto come un manuale di comportamento per i credenti e per i cattolici, gli si toglierebbe gran parte del merito. Questo è un libro che costituisce un momento di riflessione e di autoriflessione per tutti coloro che se vogliono essere buoni credenti, buoni cattolici trovano molti riferimenti per farlo, ma se vogliono essere buoni cittadini trovano altrettanto buoni spunti e motivi per essere e fare i buoni cittadini. Io vi devo dire che l’ho riguardato da questo profilo. In qualche modo ho sentito il professore Della Gatta un concorrente, perché anch’io ho cinque figli. Come dire il contributo allo sviluppo demografico lo abbiamo dato. In tempi di crescita zero .lo abbiamo dato e credo nella maniera tradizionale senza coppie di fatto, secondo le coppie tradizionali.

Allora dicevo mi piace l’impostazione che ha già notato il professore don Luigi Saccone e il professore Giustiniani. Questo è un progetto esistenziale naturalmente è un progetto dove ci sono le idealità ma che vengono confrontate con la quotidianità: vedere quali sono i punti di attrito tra questa visione ideale, se fosse soltanto visione ideale, sarebbe astratta, i punti di attrito, le difficoltà e i problemi. Io l’ho letto cercando di vedere quanto di vero c’è in determinate espressioni che fanno ormai parte della nostra cultura. Intanto viene fuori che questo libro dà giustamente un messaggio di apertura alla vita. La vita intesa come grande valore ma anche come grande sfida da affrontare con molto impegno, con orgoglio quasi. Una sfida che bisogna vivere nel tempo nostro, cioè in questo tempo naturalmente alla luce di tutta la dottrina e di tutta la sapienza che l’uomo ha saputo maturare. Voglio dire noi siamo qua riuniti nel 2002 c’è un noto scrittore che dice sempre guardate tra cento anni quanti di noi siamo qui non ci saremo più, ma le stelle continueranno a brillare. Quindi vuol dire che c’è una continuità nella vita, nell’esistenza e si tratta di vedere se noi assolviamo bene al compito di tramandare alle nuove generazioni dei messaggi. Che tipo di messaggi? Come strutturati? Finalizzati a che cosa? Io credo di considerare da sempre la vita un grande valore ed una grande scelta. Tutto questo dunque valutato alla luce di questo nostro oggi, che è un tempo che ci pone di fronte a grandi progressi e conquiste dal punto di vista tecnico scientifico. Pensiamo ai progressi della bioingegneria. Chi poteva immaginare 20-30 anni fa l’uomo bionico. L’uomo bionico si prefigura sempre di più nella sua concretezza con quanti trapianti oggi. Bisogna dare atto alla Chiesa di una grande duttilità e di una grande flessibilità e quello che magari fino ad un certo tempo se non rifiutato, veniva respinto, oggi ci si ragiona su e si trovano forme per riportare anche il progresso tecnico scientifico in un quadro di valori etico- morali. Questa è la grandezza della Chiesa e lo dico da laico. Quindi di fronte a questi progressi la bioingegneria va a creare una società che ha profili esistenziali completamente nuovi. Quanti vivono con organi di altri. Quanti vivono con cuori nemmeno più umani se in America si stanno già facendo trapianti di cuori presi dai maiali. Che significa che l’uomo vivrà con le pulsioni, le sensazioni del maiale? Niente affatto. Allora la grandezza dell’uomo non consiste nella sua struttura bionica ma in quello che diceva un grande pensatore Blaise Pascale: l’uomo è un debole giunco, ma è un giunco che pensa. L’astrofisica Margherita Hack dice: " non siamo soli nell’universo, i nostri posteri sono in arrivo; non sappiamo quando verranno, ma sono in arrivo". Allora vuol dire che, lo dico soprattutto al professore Della Gatta di cui va apprezzato moltissimo questo lavoro anche per quell’elemento di fiducia che non viene mai meno. Voglio dire non siamo soli nell’universo. Quando Galileo Galilei diceva una cosa che si avvicinava a questo fu considerato un eretico. Giordano Bruno fu mandato al rogo. Ne sono cambiate di cose. Del resto il nostro mondo esiste da cinque miliardi di anni, l’uomo vi compare solo da cinque milioni di anni. Siamo una creatura ancora nuova, nuovissima. Ne deve fare di strada. Però già oggi alla luce delle conquiste della tecnica e della scienza, c’è di che montarsi la testa se l’uomo non sta attento, se l’uomo non si sorveglia. Avrete letto in questi giorni l’annuncio shock di due scienziati americani: "presto nuove forme di vita costruite in laboratorio". Saranno anche dei pazzi. Naturalmente noi le nuove forme di vita non pensiamo a Frankstein, ma le ragioni della scienza sono rispettate, così le ragioni della morale, la quale deve recuperare sulla scienza, che si spinge tanto al di là e non vuole avere freno. In fondo il grande libro del genoma umano sembra che non abbia più segreti. Sembra che ne sia stata fatta una lettura completa. Qualche tempo fa studiosi internazionali riuniti a Londra dissero: Non passerà molto tempo che ciascuno di noi se lo vorrà potrà sapere la data della propria morte. E qua ci rimettiamo di fronte al tema della morte, della paura della morte che viene ampiamente trattato da Osvaldo della Gatta. Però c’è scritto "se lo vorrà", il che vuol dire che c’è sempre l’uomo con il suo bagaglio, la sua capacità sempre pronto a governare le cose che si sviluppano. E’ l’uomo che deve controllare sempre di più la propria intelligenza e le applicazioni pratiche della sua intelligenza. Diceva Benedetto Croce: " tutto sommato la vita è una lunga preparazione ahimè alla morte". In effetti si dice che ognuno di noi comincia a morire già dal momento in cui nasce Allora bisogna prepararsi. Però aggiungeva anche la morte non ci colga mai inoperosi. Quindi il lavoro, la capacità, l’intelligenza, l’uomo sempre al centro per governare i fenomeni che sono il prodotto e il portante della sua capacità. Mi piace il premio nobel Rita Levi Montalcini quando dice: "importante non è aggiungere anni alla nostra vita, ma aggiungere vita ai nostri anni". Campare cento anni, se dobbiamo campare da vegetali, non significa nulla. Bisogna trovare aiuto nella medicina, ma anche con la propria volontà fare in modo che gli anni che passano valga la pena di viverli, legandosi ad un’idea, ad un progetto, ad una ragione.

L’autore risale all’antropologia pre-cristiana e mi ha fatto ricordare che se c’è un filo conduttore nella drammaturgia greca antica è proprio questo ricordiamoci che la vita non è data ad alcuno in proprietà ma è data in prestito. Il problema è la restituzione che ognuno di noi cerca di rinviare il più possibile. Per cui è pura ipocrisia commerciale quello spot televisivo in cui si sente dire "fermate il mondo, voglio scendere". Vi assicuro che non vuole scendere nessuno. Possiamo trovare noi le forme per viverci al meglio possibile. Io un’indicazione insieme a quelle fornite dall’autore mi sentirei di darla. E’ un ragionamento questo libro sulla nostra modernità vista in questo determinato periodo alla luce di tutto ciò che dalla sapienza fin qui elaborata e trasmessa ci deriva. In fondo lo spirito della modernità in cosa consiste: avanzare sempre di più sul piano della conoscenza. Da Omero a Dante c’è lo spirito di Ulisse, che portiamo dentro di noi: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza" Quindi ampliare la conoscenza nell’ambito della virtù, dentro un ciclo virtuoso, non un ciclo perverso come purtroppo in certi momenti sembra essere la nostra società. E poi l’umanesimo dice che ciascuno è fabbro del proprio destino, giustamente dal libro ci viene una piccola correzione: l’uomo deve essere più forte del suo stesso destino e deve fare di tutto per dimostrare che è più forte del suo stesso destino. destino che la nostra modernità ci costringe a vivere dentro il villaggio globale. Prima don Luigi Saccone ricordava la mia attività di cronista e il cronista che cos’è: è uno che racconta gli eventi dentro un determinato tempo. Cronaca viene da cronos Tempo. Io racconto i fatti del nostro tempo e cerco di cogliere i caratteri della nostra modernità non in un tempo arcaico e astratto che cammina sulle nostre teste, ma quello che tutti i giorni incontriamo e di cui siamo partecipi e a volte anche le vittime, ma molte volte siamo noi i costruttori di questo tempo.

Dentro questo villaggio globale per il quale, per la verità, l’autore non risparmia qualche critica quando dice: " Proprio perché l’uomo è un animale mimetico, è anche necessario proporgli realtà edificanti e non immondizia e stupidità come troppo spesso si realizza attraverso il mezzo televisivo o i mass media con grande degrado culturale e morale".

Devo dire non mi sono per niente sentito offeso, anzi se c’è uno che sottoscrive quello che dice l’autore sono proprio io, perché purtroppo non sempre per chi opera nel campo della comunicazione c’è la possibilità di selezionare, perché il cronista è lo storiografo dell’istante, non è lo storico, il saggista storico che aspetta che i fatti siano conclusi poi seleziona i materiali e li interpreta., costruendo sopra filosofia della storia, sociologia della storia. Il cronista è lo storiografo dell’istante. Questo è quello che accade in questo momento, noi forniamo il più ampio materiale possibile perché il cittadino selezionando si formi autonomamente un’idea e valuti da solo. Allora fornisce gli elementi per valutare come cammina oggi la nostra società fondata sempre più giustamente sulla famiglia, definita santuario della vita. Fondata sulla scuola, sulla quale però continuiamo a caricare tante responsabilità non fornendole tutti i mezzi di cui ha bisogno per far fronte a queste responsabilità e questi compiti di cui viene caricata. La Chiesa! c’è anche una punta, diciamo, una sottolineatura di amarezza critica dell’autore quando dice che oggi anche la Chiesa rischia di perdere o non avere quella presa che magari un tempo aveva, ma che deve recuperare. E mi pare che anche il professore Giustiniani abbia evidenziato i compiti delle strutture ecclesiali. E poi il volontariato è il momento della massima dedizione cioè si fa qualche cosa senza avere in testa l’utile. Si fa perché è giusto, perché è bene farlo. E qui dentro questa società, il problema delle coppie. Oggi si dice comunemente le coppie scoppiano.O per lo meno molte coppie scoppiano. La coppia vista come progetto, ma anche come divenire in quella progressione relazionale fondata su elementi come l’eros, la filia e l’agape. Da tutto poi nasce la condivisione. Ecco si sta volentieri insieme, se c’è un progetto condiviso e se le proprie individualità si annullano per costruire da due un’unica individualità. L’io che diventa tu, l’io e il tu che diventano noi. L’autore giustamente dice "l’io non basta a se stesso, è incompleto, ha bisogno di completarsi perché la sua vita dipende da un altro".

Ma questo è un principio che dalla coppia, dalla famiglia deve essere preso ed esteso a tutta la relazione sociale, se si vuole essere buoni padri, buoni cattolici, buoni credenti, ma anche buoni cittadini. Questi piani che fa l’autore valgono per tutti. Mi permetterei di dire che se fosse un libro rivolto soltanto alla cultura cattolica o di ambito cattolico, sarebbe un libro di parte. Invece qua ci sono elementi perché sia un libro di tutti, cioè per tutti coloro che vogliono essere cittadini con la piena responsabilità di ciò che vuol dire oggi, in questo determinato momento storico, essere cittadini. Nel senso di non vivere prigionieri del proprio particolare perché nessuno di noi potrà mai ritenersi un corpo separato rispetto agli altri. Mi piace ricordare l’espressione di Heminguay " Per chi suona la campana? Non chiederti per chi suona la campana perché la campana suona sempre per tutti". Ci aiuta ad essere società.

La coppia ma anche le insidie, quelle che vengono chiamate giustamente le trappole e gli inganni. Si possono riassumere velocemente: "La coppia non è immune da provocazioni e seduzioni" perché è la società che ha di questi richiami. La tendenza consumistica del tutto e subito. Le chiusure narcisistiche, ognuno innamorato sempre più di se stesso. I pericoli dell’autosufficienza ritenere che ognuno possa valere ed essere da solo autosufficiente. La società dell’avere più che la società dell’essere. L’omologazione e il controllo. Sono tutti rischi e pericolo che minano la coppia. Allora mi piace questo libro perché ragionando dall’interno, questo è un libro di esperienza, ma anche un libro di dottrina e di riflessione sui principi, cerca le vie di uscita. Anche per ragionare come avviene il passaggio dall’innamoramento, che troppe volte può essere fittizio, superficiale ed estemporaneo, o per lo meno riguarda solo il segmento della nostra vita alla maturità amorosa. Anche qui in un’accezione, secondo me, che deve andare oltre la coppia ed oltre il nucleo familiare chiuso in sé. La coppia, la famiglia, la società come punto di arrivo; è come dire: l’uomo sia sempre più progetto dell’uomo.

Per evitare la omologazione dei comportamenti ed anche qui a proposito c’è un’altra pagina che è molto significativa, quando l’autore dice: "La famiglia, la scuola , la Chiesa stessa hanno perso il ruolo di maestre di vita e non essendoci iniziazioni serie, selezioni che aiutino nella conoscenza di sé, il gruppo di coetanei assurge a ruolo guida". Quando sentiamo il branco, dal branco si sviluppano anche azioni delittuose, delinquenziali. Rischia di essere la cultura del branco che si sostituisce a quella poi degli studi e della riflessione, lasciando il giovane ed anche l’adulto nell’incertezza, nell’incapacità di conoscenza delle proprie risorse e nell’esigenza di ricercare se stesso nell’altro e affermare una restaurazione narcisistica dell’io che prevale sul progetto di crescita a due". Ma che significa anche prescrizione naturale di crescita collettiva " si cresce sballottati dagli eventi e dalle situazioni più che coscienti protagonisti della storia". Allora come si può recuperare questa coscienza, questa autocoscienza, questa consapevolezza e diciamo due soluzioni, proprio per volere semplificare. C’è una soluzione di tipo legislativo. Una società regolamentata ha bisogno di norme, di leggi, ma sappiamo bene, perché lo diceva anche Dante, non basta la legge anche se tecnicamente formulata, ben costruita. E quindi un diritto di famiglia che tenga conto di queste trappole, di questi rischi, di queste insidie e dia al nucleo famiglia gli strumenti per organizzarsi per svolgere un ruolo socialmente utile. Quando si dice che ogni delitto ha un costo sociale, noi dovremmo essere preoccupati di questo delitto o per un senso di umanità, che è doveroso, o se proprio non c’è questo senso di umanità, facciamolo per egoismo, perché quel delitto tocca anche noi. Oggi è toccato ad un altro, domani può toccare a noi. Allora anche per senso di autotutela e di egoismo preoccupiamoci di tutti i fatti, dei fenomeni degenerativi che purtroppo nella nostra quotidianità non mancano. Da qui il diritto di famiglia dove la famiglia è la prima via della chiesa, anche la prima via della società. Quindi Chiesa e società partono dalla famiglia. Quando dicevo e lo ricordava don Luigi Saccone la genitorialità sociale. C’è uno studioso che a me piace Carlo Flamini perché ha elaborato una teoria dove la genitorialità non è soltanto il genitore che diventa padre ma in una società moderna ed organizzata può esistere un principio di genitorialità che dal genitore le premesse, le condizioni, la capacità di esercitare passi alla società, ad una struttura organizzata. Qui siamo in una struttura che si chiama Villaggio del fanciullo. Quando accade che un fanciullo viene tolto da una famiglia dove mancano i mezzi e viene portato in una associazione, è quella struttura che esercita la genitorialità.. Ed è quindi un principio di umanità molto elevato. Qui si tratta di partecipazione. Del resto ricordiamoci questa genitorialità sociale non vuole essere né apertura alle coppie di fatto ma soltanto una rivalutazione del ruolo della paternità e della maternità. Là dove però c’è bisogno di svolgere un ruolo di supplenza intervenga la società sulla base di questo principio di genitorialità. Sociale. E’ il ruolo della sussidiarietà. Ricordiamo la bella favola di Fedro quando dice che madre non è colei che mi ha generato e mi ha poi abbandonato, ma chi ha preso cura di me e mi ha cresciuto. Ecco è il principio di genitorialità esteso, quindi sociale. Questa è la soluzione legislativa. Non sempre però la legge cammina con la stessa velocità con cui camminano le situazioni. Ci sono altre soluzioni: quella etico morale, fondata e mi pare che sia anche la conclusione di questo libro di Osvaldo Della Gatta: la cultura. Come dire si diventa buoni cittadini non attraverso un decalogo o una precettistica ma attraverso una formazione culturale, quindi con incontri di educazione, educazione all’amore, educazione alla società. Quindi l’io che diventa un altro. La dialettica non dell’io e del non io, ma dell’io e dell’altro.

La crescita dell’amore non può essere, non deve essere – dice l’autore – affidata ad uno sviluppo spontaneo e incontrollato, oppure alla casualità. Non possiamo accettare di essere prigionieri di un gruppo di cellule nervose e di molecole ad esse associate. Quindi l’uomo con la sua intelligenza, con la sua sensibilità, con il suo quadro di valori. Come possiamo andare in un certo senso con più responsabilità verso il terzo millennio? Mi sentirei di dire riscoprendo per intero lo strumento del valore della cultura, inteso proprio nel senso classico, dal verbo colere che vuol dire coltivare e coltivarsi. La persona colta è una persona che si coltiva perché ha cura e rispetto di sé. Naturalmente con il valore dell’esempio. Il valore dell’esempio dice che prima bisogna fare bene e poi dire. Questo libro di Osvaldo Della Gatta trova appunto il suo valore in questo percorso di riflessione. Parla di una nuova estetica o una nuova strategia comportamentale. Dico che c’è la via legislativa, ma c’è la via della formazione e della cultura. La persona colta che ha cura e rispetto di sé è più predisposta ad avere cura e rispetto degli altri, quindi si predispone a formare nucleo sociale, collettività. Questo libro è un percorso di riflessione e di autoriflessione per vivere con maggiore consapevolezza e responsabilità il tempo che è proprio a ciascuno di noi in uno spirito nuovo, che è uno spirito di civiltà, di condivisione, è uno spirito di rispetto e di solidarietà.

Osvaldo Della Gatta: Tutti i relatori hanno sottolineato certi aspetti che sono riecheggiati profondamente nel mio animo, proprio perché hanno messo a nudo la realtà profonda dalla quale sono partito per scrivere il luogo dell’Amore. Per me è un motivo di profonda gioia perché evidentemente il testo di per sé ha una chiarezza espositiva e riesce a fare apparire questi contenuti. Oltre, ovviamente, alle loro capacità e alle loro maestrie manifestate in questa serata.

Riguardo al progetto è importante partire da questa realtà profonda di ogni uomo: la capacità affettiva. Essa viene mortificata, dimenticata, socialmente data per scontata o tirata in ballo nei momenti di retorica. E’ questo il punto fondamentale, che purtroppo nella famiglia viene totalmente misconosciuto. "Il luogo" per eccellenza è la famiglia. Abbiamo messo questo nell’invito che avete ricevuto, riportando il discorso del Santo Padre tenuto a braccio nel Dicembre 1988 in un incontro con le famiglie del cammino. C’era un discorso preparato per l’occasione, ma il Santo Padre lo accantonò e parlò a braccio sentendosi particolarmente ispirato e in quell’occasione sottolineò con forza: Dovete proteggere la famiglia. In altro luogo, è riportato nel libro, noi siamo grati a quanti operano, laici, medici, consulenti, sociologi, psicologi, in difesa della famiglia. Questo messaggio arriva a tutti noi. Qual è la prospettiva. Rimbocchiamoci le maniche, perché c’è da fare e la famiglia è affidata a noi. Che ne vogliamo fare? Semplicemente un’analisi da piagnoni oppure vogliamo fare un qualcosa da contemplare ed offrire al mondo anche se va per altre strade, non creando una barriera: noi e il mondo. Sentirci chiamati missionari, come riportato nell’invito, con il discorso del Santo Padre, sentirci coinvolti in questa storia, non lavandoci le mani, come Ponzio Pilato, ma sentiamoci chiamati a guardare con occhio misericordioso questa umanità che soffre e non riesce a trovare la strada, anche se rifiuta Dio, anche se pensa di poter fare la storia senza Dio. Farci carico di questo è la missione da assumere in questo tempo. Questa è la missione della Chiesa. Ci sembra di aver capito in tanti anni. Sono stato sempre nella Chiesa. Il cammino di fede questo mi ha insegnato. Allora questa dimensione affettiva, questa sincerità del cuore, questa lealtà, questa capacità di ascolto cominciamo ad esercitarla nelle nostre Chiese, nelle nostre parrocchie. "Vogliamoci più bene nelle nostre sacrestie" ci veniva gridato da Garelli nel convegno ecclesiale di Palermo della Chiesa italiana sottolineato da un fiume di applausi. Mi chiedo: è ancora valido questo volersi bene o abbiamo difficoltà già in casa nostra a volerci bene. Abbiamo difficoltà con chi ci è accanto. Sembra scontato, potremmo dire, volere bene a quelli di casa. Quanti fraintesi! Possiamo allora pretendere che il collega di lavoro, il vicino di casa possa entrare nella nostra dinamica relazionale, in un mondo affettivo? C’è una rivoluzione da fare ed è questa la rivoluzione che opera il Cristianesimo. L’esperienza di fede matura, maturata ci proietta nel mondo non come dei maestri, dei parolai, degli oratori, ma come testimoni che hanno questa benevolenza nel cuore prima della beneficenza. In altri termini, nelle nostre case, non in maniera astratta, c’è bisogno di dedicarsi, in termini pratici, c’è bisogno di coltivare il nostro stare insieme: pregando insieme. Proprio ieri scambiavo con un sacerdote di altra estrazione, di altra formazione, africano, alcune opinioni e mi confidava: "qui in Italia vedo che le famiglie pregano poco insieme; mangiano molto insieme, fanno molte cose insieme ma pregano poco"; non pregare in maniera sterile, ma la preghiera come dialogo, possibilità di aprire il proprio cuore, per relazionarsi in una dimensione dello spirito che ci appartiene. Per quanto la tecnica voglia fermare la nostra attenzione sugli aspetti biologici e mettere in gioco delle strutture emozionali legate ad ormoni, c’è un mondo interiore, che ha ancora il suo valore. Ne siamo convinti e penso anche voi che siete qui questa sera. Diamo eco a questo mondo interiore, perché nelle nostre case ci sia una vita più umana.

Il progetto che il consultorio sta portando avanti già da alcuni anni sono gli incontri per le famiglie. Sei incontri all’anno, sarà pubblicato presto il calendario per il nuovo anno. Nell’ultimo convegno nazionale dei consultori dell’ottobre scorso è stata riconosciuta ai consultori una funzione educatrice. Nei nostri incontri in maniera molto semplice, ci si incontra per scambiare la propria esperienza e formarsi insieme. Qui, stasera, ci sono molti che partecipano ai nostri incontri e ne trovano beneficio perché si cammina insieme senza maestri. Ci poniamo tutti sotto la Parola ed è alla luce delle scienze umane che facciamo la nostra riflessione, sapendo però, che la fede illumina la ragione ed offre un senso maggiore di contenuto al nostro stare insieme, al nostro essere famiglia.

Questo è il progetto sostenuto nella diocesi dal nostro Vescovo, dall’Ufficio Famiglia, progetto che va incontrando sempre maggiore consenso, perché è il Tam Tam il mezzo di diffusione che sta portando a sempre maggiori adesioni. Questo è il mezzo migliore di propaganda più di tanti spot pubblicitari da cui siamo riempiti dal nostro mezzo televisivo. E’ bello ritrovarsi insieme come famiglie di qualsiasi estrazione sociale, culturale per riflettere su tematiche che ci riguardano, rielaborare contenuti che molte volte ci vengono offerti in maniera devastante. Non c’è solo una impreparazione, ma anche una mancanza di tempo da dedicare per metabolizzare tematiche devastanti. Il più delle volte c’è solo una scarica emotiva, emozionale dinanzi a notizie scioccanti; avere l’opportunità, invece, con i nostri incontri di aiutarci a riflettere ci sembra doveroso; non sono di un impegno gravoso, anzi molto piacevoli. Per non lasciarsi travolgere dagli eventi ed essere protagonisti della storia per essere famiglia, per essere una famiglia che proprio come nell’invito del Santo Padre vuole proteggersi e proteggere, sentiamoci caricati da un compito ma anche impegnati per il bene comune. Questa la missione da vivere con il nostro stare insieme. Grazie.

Don Luigi Saccone: La nostra riunione può volgere al termine. Credo che da tutto ciò che abbiamo sentito, ognuno di noi se ne debba andare, debba tornare a casa un po’ con le convinzioni che erano maturate nella comunità cristiana, che possiamo intravedere attraverso un notissimo documento, la lettera a Diogneto dei primissimi anni del cammino della Chiesa. Ebbene, in quel documento emerge che i cristiani avevano maturato l’idea che non potevano permettersi di sfuggire alle responsabilità e al tempo. Il tempo appunto diventava lo spazio per conoscere ed incontrare Dio, ma incontrando Dio, i cristiani imparavano ad incontrare gli altri. Questa sera mi pare che noi abbiamo ricevuto un messaggio, proprio meditando sulla famiglia, dove si consuma l’incontro con l’altro, noi possiamo sperimentare l’incontro con l’Altro ( con la "A" maiuscola) e l’incontro con l’altro che diventa il nostro fratello.

Credo che non sia stata una serata semplicemente di omaggio a Osvaldo della Gatta né siete venuti soltanto per fare compagnia a lui, questa sera, ma siamo venuti a riprendere consapevolezza e coscienza di un impegno, di un progetto che ci appartiene ed al quale non possiamo sottrarci. Chiediamo al Vescovo di chiudere con la Sua parola autorevole di pastore della comunità, questa nostra serata.

Vescovo di Pozzuoli S.E. Silvio Padoin: Voglio esprimere la mia soddisfazione ed il mio compiacimento per questa serata, che Osvaldo con l’iniziativa di scrivere un libro per la famiglia ci ha donato. Lo ringrazio per il dono di questo libro, per tutto quello che fa nell’ambito della nostra diocesi.
Un grazie a tutti voi qui questa sera e ai due relatori che hanno illustrato del libro il cuore cercando di farci spaziare nel testo. E’ chiaro che sulla famiglia e per la famiglia non si fa mai abbastanza soprattutto quando vogliamo preoccuparci che le nostre famiglie cristiane che vivono nella fede possano essere sempre più se stesse. E’ vero quello che diceva il professore Giustiniani che non solo i matrimoni, ma tanti vengono registrati nell’elenco dei battezzati e proprio in questi giorni la riunione dei Vescovi italiani che si è svolta a Collevalenza ha trattato della famiglia. Il richiamo del Santo Padre sulla natalità, sui matrimoni, ci fa capire che il problema della famiglia è un problema attualmente che preoccupa la Chiesa, la comunità. Dobbiamo riflettere sul fatto che l’educazione dei figli si attua in famiglia. I primi educatori sono i genitori e noi diciamo trasmettitori della fede; il dono che viene messo dentro al bambino che viene battezzato, va alimentato, accresciuto, guidato e il compito di alimentare, crescere, e guidare è affidato alla famiglia che deve aiutare a vivere nella società. Infatti i fatti che la cronaca registra e ci propone tante volte sono falsate, se mi è permesso dirlo, da una certa insistenza, sottolineando il negativo e tralasciando tante cose buone che pure avvengono nella nostra società, ma che forse fanno meno scalpore e possono suscitare meno interesse. Diventa necessario prestare attenzione a tutto questo, proprio perché oggi il libro più letto nelle nostre famiglie è la televisione. Riscopriamo la preghiera in famiglia. Ricordo benissimo, altri tempi, parliamo ormai di 60 anni fa, prima della guerra, quando ero bambino vivevo in un clima in cui c’era la semplicità, una certa povertà, austerità, ma tanta gioia, perché la gioia di bimbi educati alla fede e alla preghiera. La preghiera deve essere ripresa un pochino anche nella nostra famiglia, credo che sia importante perché il Signore ha detto che la casa fondata sulla roccia non andrà mai in rovina. Se riscopriamo la preghiera in famiglia il nostro cammino diventa più agevole, perché la Chiesa domestica è cellula della nostra società. Quindi auspichiamoci che il libro del dottore Osvaldo sia un aiuto per la famiglia, per ritrovare noi stessi e per lavorare di più nella nostra diocesi.

Sono d’accordo abbiamo i fiori all’occhiello, ma dobbiamo fare molto di più e non sempre riusciamo a farlo, noi sacerdoti, e non sempre riusciamo a credere, non ci stancheremo mai di ritornare su questo, che per la famiglia vanno impiegate risorse ed energie. Speriamo che questa serata contribuisca a renderci più responsabili, più adempienti a quello che riguarda la crescita delle nostre famiglie, la ripresa dei valori che vengono annunciati. Grazie ancora ad Osvaldo e a tutti voi che siete intervenuti.

pagina iniziale