: Saluto innanzitutto le famiglie qui
presenti, tutti quelli che sono venuti appunto per testimoniare la loro esperienza e la
loro condizione di coppia che vive non solo unesperienza felice, ma soprattutto un
impegno a renderla felice. Un saluto al Vescovo, lAngelo come usa dire, facendo eco
a vecchie espressioni come ama dire il prof. Giustiniani, lAngelo di questa chiesa;
al dottor Ermanno Corsi, che è stato gentilissimo ad accettare il nostro invito per
tentare di ricostruire insieme una riflessione sospinti e sollecitati dal volume che
vogliamo presentare questa sera. Il volume lo conoscete, immagino tutti, ed è stato
scritto da Osvaldo Della Gatta, che immagino familiarissimo a voi qui presenti, per essere
qui di sabato sera così numerosi, evidentemente qualche rapporto vi lega a lui. E quindi
sapete che questo volume nasce non tanto da un lavoro fatto a tavolino ma da
unesperienza concreta alla quale lui si rifà già nellintroduzione al volume,
allesperienza che egli fa come testimone di fede, come marito, sposo, padre di
cinque figli e come responsabile di una struttura diocesana a servizio della famiglia: il
consultorio diocesano. Quindi nasce da questa esperienza concreta per cui chi legge quelle
pagine non solo troverà notizie, ma trova certamente lafflato, la preoccupazione di
uno che crede fortemente nella famiglia. Il volume nella struttura semplicissimo, perché
consta di tre capitoli ed una conclusione. Tre capitoli nei quali lautore, il dottor
Della Gatta, affronta gli aspetti psicologici, sociologici e culturali della famiglia
oggi. E Dio sa, poi forse lo potremo vedere anche dalle nostre riflessioni, Dio sa quali
aspetti problematici appunto si presentano ad un osservatore attento, che vive
lesperienza cristiana alla luce della quale cerca di realizzare il progetto
famiglia. Il secondo capitolo affronta il tema della sessualità vista alla luce del
messaggio biblico. Il terzo capitolo il matrimonio cristiano viene visto soprattutto come
realtà di coppia e realtà di famiglia. Le conclusioni del testo, nutrite abbondantemente
da citazioni del magistero, sono evidentemente un invito a prendere in considerazione i
problemi offerti alla considerazione di tutti, ma lasciandosi prendere da una prospettiva
di speranza, che è quella che ci viene garantita dalla misericordia di Dio.
La nostra serata potrà svolgersi così: daremo la parola subito al
Professore Giustiniani il quale cercherà di mettere a fuoco alcuni temi, alcuni problemi
che appunto emergono dalla lettura del testo. Al dottore Ermanno Corsi, che immagino tutti
voi conoscete. E un volto notissimo della RAI Regione chi non segue il telegiornale
regionale non conosce il volto di Ermanno Corsi. Quindi anche voi lo conoscete, ma questa
sera lo abbiamo invitato perché lui ci faccia conoscere quello che lui ha avvertito
leggendo il testo, ma da osservatore della realtà di tutti i giorni. E evidente che
leggendo il libro si è trovato di fronte ad un progetto, un progetto probabilmente
individuato come particolarmente ideale, come un progetto ideale, però, che deve fare i
conti con una realtà che certamente non è sempre lespressione di questo progetto
ideale. Ci farà conoscere queste sue reazioni alla lettura del testo e credo che farà
riferimento ad un tema che potrà interessare anche tutti noi qui presenti. Un tema un
po teorizzato tra laltro da uno che si occupa anche di bioetica, un tema
quello della genitorialità sociale. Allora ci sarà spazio per sentirci coinvolti e poi
reagire. La parola al professore Giustiniani, successivamente al dottor Corsi, quindi le
vostre domande e poi chiederemo allautore, al dottore Osvaldo della Gatta, di
rispondere in qualche modo a ciò che andremo registrando.
Professore Giustiniani: Buona sera a tutti. Ho seguito sin dal
sorgere questo volumetto, infatti lautore ha lamabilità di ringraziarmi nelle
primissime battute. Quindi ne conosco la gestazione, una metafora tipicamente
matrimoniale, perché anche un figlio è un figlio biologico, è un figlio indicativo,
anche un libro è un figlio, è una gestazione, quindi è un progetto di amore, perché
quando si decide di scrivere qualche cosa, solitamente lo si fa, tranne che non si sia un
po maniaci, lo si fa non per sé medesimi, ma per altri; è dunque un progetto; è
un progetto esistenziale, un progetto di vita. Si vuole dire qualche cosa a qualcuno,
almeno ad un altro che dovrebbe leggere il libro, o almeno a cinque o venti lettori.
Questo libro ne avrà molti di più dei cinque o venti lettori.
Ho visto dunque il progetto, ho visto le prime stesure. Mi sono
permesso alcuni suggerimenti, accolti sempre dallautore che è molto docile:
Chiederemo alla Signora se lo è anche nella vita coniugale. E sicuramente molto
attento a quello che gli veniva di volta in volta detto e aggiustava. Insomma conosco il
libro nelle sue varie fasi fino a questo prodotto molto elegante, un tascabile , può
stare nella giacca, nella borsetta . Quindi si può leggere persino sul bus ed ora siamo
dotati anche di mezzi di trasporto e viaggiamo quando è possibile anche con i mezzi
pubblici. Graficamente è bello anche linvito lo ha ripreso; penso che tutti hanno
ammirato anche lo stile: un buon prodotto. Anzitutto è un prodotto che si presenta anche
bene, poi se si fa anche leggere, se dice delle cose interessanti è ancora meglio. Quindi
insieme con voi, quasi ad alta voce, vorrei non leggere il libro altrimenti vi risparmio
la bellezza e la fatica che dovete pur compiere, ma vorrei leggere alcune istanze sulla
base della indicazione che viene da un filosofo spagnolo contemporaneo Ortega y Gasset il
quale fa parte della cosiddetta generazione del quattordici.
Ortega dice che ogni pensatore, ogni intellettuale, ogni letterato deve
essere compreso, deve essere sempre letto in riferimento ad un sottosuolo, ad un suolo e
ad una prospettiva. Per sottosuolo intende qualche cosa su cui lautore, il
letterato, il pensatore sta comunque anche se non se ne accorge; il suolo, invece, è
consapevolizzato, cioè il pensatore sa dove mette i piedi e il futuro è quello che ha in
mente, ha in progetto. Anche per Osvaldo della Gatta e questo suo prodotto scritto che
apprezziamo e nelleleganza e nel contenuto ha un suo sottosuolo.
Qual è il suo sottosuolo? Si potrebbe dire che è il suo pensiero, il
suo lavoro. Certamente. Anche se lui non ha a che fare prevalentemente con dei gruppi
umani, perché la sua attività prevalente è quella di ridare anima a delle persone che
la stanno perdendo; infatti fa parte di ununità di terapia intensiva e
rianimazione. E anche il suo lavoro perché di solito in quelle zone, in quei
reparti vengono delle persone in situazioni piuttosto disperate. A me piace dire, non
anestesista , ma rianimatore perché ci ricorda che è lestremo tentativo spesso
riuscito, spesso non riuscito di continuare a fare vivere. Questo è uno degli elementi
del sottosuolo del volumetto, cioè la pratica professionale che il dottore Della Gatta
svolge quotidianamente da decenni credo, non so esattamente da quanti anni.. Sicuramente
fa parte del suo sottosuolo: bisogna rianimare la famiglia, bisogna in maniera anche
intensiva, con delle pratiche di tipo medico, nel caso specifico della sua attività
professionale, con delle pratiche di tipo psicologico, relazionale, culturale,
catechetico, per quanto riguarda il libro, bisogna rianimare qualche cosa che potrebbe
stare in situazione disperata.
Ecco il primo elemento che vorrei porgere alla vostra attenzione per la
vostra riflessione quando leggerete. E un elemento del sottosuolo di Della Gatta. La
famiglia, nelle diagnosi preoccupatissime non solo dei sociologi, ma anche degli uomini di
Chiesa, rischia a volte di dovere andare in Rianimazione. Non dobbiamo essere pessimisti
perché le anagrafi dei battezzati e dei cresimati sono pienissime ed anche le anagrafi
matrimoniali sono molto piene pure perché il matrimonio cristiano diciamocelo è più
coreografico della fredda stanza del comune ed anche della routine quotidiana dello stare
insieme solamente per convivenza. E molto più bello, coreograficamente, poi in
certe chiese, poi certi pranzi di nozze. Certo immaginate. Non rinunceremo mai noi
italiani e noi meridionali ad un sacramento del matrimonio. Ma al di là della
coreografia, io direi non dobbiamo guardare con pessimismo alla situazione di questi che
stanno per andare in rianimazione: gli uomini e le donne che sposano in Italia e nel
meridione oggi, perché questi vivi in piedi ancora ci dicono che il cristianesimo,
contrariamente a quando si scrive e si dice, non è ancora defunto. Sapete che perfino i
vescovi hanno azzardato: è caduto lo stato di cristianità e poi aggiungono ormai la
prassi non è più cristiana, ormai la pratica liturgica sta diminuendo eccetera,
eccetera, eccetera. E sembrato alla fine di dovere stare al capezzale di un morente
che ha bisogno della rianimazione. Per certi aspetti sì, ma per altri aspetti questi
registri pieni ancora di matrimoni, pieni ancora di battezzati, i cimiteri cristiani pieni
ancora di visitatori sono il segnale di una caduta reale oppure è la percezione della
caduta. Si dirà ma pure prima di Cristo si andava ai camposanti, oppure si dirà ma molti
sposano per coreografia. Daccordo. Ma è pur vero che qualcosa regge, ma più che
caduta di stato di cristianità bisognerebbe dire che il cristianesimo sta perdendo alcuni
aspetti, li sta facendo diventare secondari nelle prassi ma una religiosità di fondo,
almeno quantitativamente cristiana permane. Perciò non si va a morire in sala di
rianimazione, ma si va per essere rianimati, perché si possa riprendere la vita a tutto
tondo o qualitativamente il meglio possibile.
Ecco il primo elemento del sottosuolo, il fenomeno statisticamente
chiaro, religiosamente meno chiaro della caduta della prassi cristiana a tutto tondo, ma
con la persistenza di domande di religione tra cui la persistenza di sposalizi in chiesa a
tantissimi livelli. Si può dire che tra tanti matrimoni celebrati in chiesa dopo tre anni
almeno la metà passa poi a separazioni legali e a divorzi. Quindi statisticamente il dato
poi va in qualche modo visto bene e però questa richiesta permane. Questa richiesta
andrebbe gestita. Non possiamo stare lì al tavolo operatorio senza operare dicendo il
cristianesimo matrimoniale non è più a tutto tondo, ha delle zone di difettosità, ha
delle sacche e guardare ed aspettare che qualcuno muoia, che tutto cada. Dovremmo
piuttosto dire: cè la persistenza della domanda, gestiamo in maniera intelligente e
creativa la persistenza della domanda e cerchiamo non di togliere o distruggere ciò che
cè, ma di rinsaldare, di dissodare, di enfatizzare, di marcare, di sottolineare il
positivo, perché da quel poco di positivo, da una buona rianimazione potrebbe succedere
dellaltro. Ecco il primo elemento di sottosuolo, che, inconsapevolmente, perché il
sottosuolo benché lautore a volte non lo percepisce neppure, ma questo sicuramente
sta nel sottosuolo di Osvaldo Della Gatta, egli ritiene che non tutto sia
irrimediabilmente perduto sulla situazione di cristianità delle coppie, della famiglia,
del matrimonio, ma che si possa ancora lavorare per rianimare. Bisogna dare credito a
questo primo elemento del sottosuolo.
Un secondo elemento di sottosuolo che formulerei ad alta voce per la
vostra riflessione è il seguente: Osvaldo Della Gatta è un professionista, però è
anche un cristiano che in coppia sta rimeditando da un po di anni la sua vita , la
sua esistenza, la sua prassi cristiana. Appartiene ad itinerari di rivitalizzazione delle
fede cristiana assopita, perduta, dimenticata. E questo è un altro elemento di sottosuolo
lui, da solo e in coppia, grazie anche a quellitinerario, questo camminare
sicuramente, ha sollecitato a rivedere le sue prassi familiari e matrimoniali, ma a
rivedere anche le prassi di chi gli sta accanto, di chi gli sta intorno. Questo è un
altro elemento di sottosuolo che sicuramente è una sfida, e cioè se la scommessa di un
itinerario cristiano così formidabile ed anche di tale successo quantitativo e di così
rilevante importanza nella chiesa cattolica postconciliare di cui egli è un autorevole
esponente, se la scommessa è: bisogna ripartire daccapo per riscoprire la profondità di
una esistenza cristianamente vissuta e questo avviene gradualmente, con tempi lunghi, con
passaggi, con verifiche, con scrutini, vuol dire che questo è lo stile anche per
rianimare la realtà di riferimento per il nostro caso una realtà prima di coppia quindi
una realtà reciproca io- tu, maschio- femmina perché Osvaldo Della Gatta cristianamente
è tradizionale, cioè non esiste luogo dellamore che non sia eterosessuale. Meno
male, siamo felici di questi tempi, là dove si va attutendo questa chiarissima
affermazione, almeno per noi, di una certa tradizione. Nelleterosessualità,
nellincontro nasce qualche cosa che poi diventa anche famiglia Ora si rianima se ci
si mette in una prospettiva di lungo periodo, ma non un andare avanti provvisorio,
episodico e a casaccio, ma con percorsi programmati, finalizzati, verifiche intermedie,
cioè seriamente, perché il cristianesimo è una cosa molto seria e il sacramento
cristiano del matrimonio è una cosa serissima. Dunque ecco il secondo elemento che
enfatizzerei è un po il retroterra remoto, sottosuolo anche di questo contesto.
Non si rianima la situazione familiare se non si cerca di rifare a
tutto tondo il cristianesimo se non percorrendo a ogni età della vita dei lunghi
itinerari programmati, verificati, scanditi. La finiscano le comunità parrocchiali, i
preti, i vescovi, di pensare che basti dire siate buoni cristiani e arrivederci per avere
un cambiamento. Linvito ad essere buoni cittadini del settecento portò anche alle
ghigliottine, linvito ad essere buoni cristiani del ventunesimo secolo potrebbe
portare ad un tarallucci e vino napoletani. Non basta più dire "siate buoni
cristiani", non basta più sentire in una bella omelia: "impegnatevi e
arrivederci". Cè bisogno di progetti di lungo periodo scanditi con tappe e con
riti.
Un libro, bello, leggevole, piacevole, scommette sulla possibilità di
tempi lunghi, perché poi sembrerebbe un libro di lettura , ma vuole essere un libro per
la formazione. Ecco il secondo elemento: non una formazione qualunque, ma con dei gradi,
delle tappe, degli schemi, delle verifiche, per cui nella tasca della nostra giacca o
della nostra borsa starà il libro e lo leggeremo anche, ma esso sarebbe gettato usato
solo così. Deve andare in mano a degli animatori e a dei formatori che decidano di fare
con questo libro degli itinerari con delle tappe, con degli scrutini, con dei percorsi,
perché il cristianesimo è anche capacità di misurare ciò che sta avvenendo in una
progettazione di lungo percorso. Progetto: una parola che finalmente anche i vescovi
italiani vanno usando continuamente per la cultura del nostro tempo. Progetto culturale
italiano dobbiamo usarlo per tutto, per la catechesi, per la pastorale, per la
riformulazione della vita cristiana Ecco i due elementi di sottosuolo e vengo a due
elementi di suolo quelli che in maniera consapevole vengono dalla lettura di queste pagine
e che Osvaldo ha firmato da solo il titolo ma oso pensare che la moglie, che i figli
chissà quante volte gli hanno detto delle idee non so se lui usa, come usano molti
autori, sottoporre al partner ciò che fanno. E quindi Osvaldo, però con lui intendiamo
sempre la Signora. I cinque figli almeno per antitesi col chiasso oppure con la loro
capacità di interrompere i momenti di studio che ci saranno pur voluti per mettere in
essere queste pagine anche i figli magari non propositivamente, ma per antitesi, per contrariam speciem, hanno contribuito. Primo elemento di suolo consapevole questo qui.
Osvaldo Della Gatta insieme con altri promuove uno dei due fiori
allocchiello della diocesi di Pozzuoli per quanto riguarda la vita familiare. Sapete
la diocesi di Pozzuoli è rinomata nel territorio nazionale tra coloro che sono addetti ai
lavori pastorali e catechetici per due fiori allocchiello. Il primo fiore
allocchiello è il centro per la vita legato ad unassociazione laicale di cui
fa parte anche la diocesi, ma laicale prevalentemente; è un centro per la vita legato ad
unassociazione Puteoli pro vita: Primo fiore allocchiello. In anni potremmo
dire non ancora sospetti, in anni in cui non bisognava fare crociate che prima o poi si
dovevano fare e si sono incominciate anche a fare, e si dovranno forse rifare però per
carità senza ammazzare più nessuno, già abbiamo versato ettolitri di sangue nella
storia cristiana. E dunque in anni non sospetti questo territorio diocesano decideva
propositivamente di impegnarsi per la vita. Ogni forma di vita da quella nascente a quella
terminale con particolare attenzione alla vita che si gestisce della visione cristiana
dentro un rapporto di coppia stabile consacrata da un sacramento che è quella vita che
continua lungo la filiazione, la genitorialità, leducatività. Un centro di tutto
rispetto anche dal punto di vista organizzativo, che promuove tutto quello che ha a che
fare con la vita e particolarmente con la vita nascente. In Campania tutti i vescovi hanno
scelto come polo di riferimento per linsegnamento del cosiddetto metodo naturale,
che fuor di metafora significa il rispetto reciproco dei due eterosessuali che stanno in
rapporto di coppia per una gestione consapevole, libera, responsabile della maternità,
della paternità senza ricorrere ad artifici, a meccanismi, a intermediazioni di tipo
chimico-strumentale o addirittura chiusi alla vita. In positivo significa servire alla
vita non solo quando i due hanno il progetto di maternità e paternità, ma anche quando
non hanno il progetto di maternità e paternità. Solitamente si pensa che i metodi che la
Chiesa anche raccomandando dallHumanae vitae in poi come dei mezzi prevalentemente
negativi per fare in modo che non si ricorra ad altro per non avere figli e invece lo
studio dei metodi naturali è uno studio positivo cioè è uno studio non per non avere
figli ma innanzitutto per avere figli in una maniera consapevole. Il business attuale
sulla fecondazione medicalmente assistita è un affare enorme, fior fiore di danaro
circola nei gabinetti ginecologici e nei centri sperimentali, prossimamente ci sarà una
legge perché bisogna uscire dal contesto della procreazione che caratterizza oggi
lItalia. Una legge assolutamente va fatta sebbene tutti saremo scontenti perché non
potrà venire fuori in sede politica da accordi. Nessuna delle parti in causa potrà
rivendicare che sarà una legge ad immagine e somiglianza della propria idealità sulla
vita. Significherebbe che siamo in uno stato integralista. Noi, vaccinati
dallilluminismo, sappiamo ormai convivere sapendo bene che cè un cuscinetto
la visione religiosa del mondo e gestione politica del mondo. Il cuscinetto si chiama la
mediazione politica. Sono le regole che ci siamo dati e che grazie allilluminismo
abbiamo ereditato nessuno più può pretendere che una sola visione del mondo entri in una
normativa, vi entrano più visioni del mondo ovviamente anche qui non bisogna stare inermi
a vedere che succede ma creare gruppi di pressione culturale per fare in modo che certi
valori anziché altri siano normati. Però è un affare quello della procreazione
medicalmente assistita; cè quella autologa e quella eterologa con grossissimi
interessi economici. Primo fiore allocchiello centro per la vita con tutta una serie
di problematiche che un centro per la vita non può seguire per esempio la preparazione
allamore, fin da quando giovanissimi ci si innamora che gli esseri umani grazie a
Dio si innamorano reciprocamente ed eterosessualmente a partire dalla pre- adolescenza.
Fenomeno bellissimo lasciato spesso così, e invece cè bisogno di una prassi
educativa remota e poi prossima lì dove il progetto di amore tra due giovani comincia a
diventare più o meno stabile e addirittura va verso il matrimonio. Poi cè la
consulenza a tutti i rapporti stabili di coppia anche sacramentali e matrimoniali che
hanno le vicende dellesistenza umana. Lesistenza umana è gioiosa e triste, è
dolorosa e fascinosa, dà la morte e dà la vita e quindi se un rapporto è un rapporto
umano tiene gli alti e i bassi. Ha bisogno di figure che in qualche modo sollecitino,
sottolineino, accompagnino, precedano lamore. Ecco questi compiti, laltro
fiore allocchiello, è lelemento di suolo più vicino ai piedi e alla mente di
Osvaldo è sicuramente il consultorio Famiglia nuova, che mette al prima posto e la
maturazione affettiva remota dei giovani fidanzati e laccompagnamento solerte delle
vicende di una coppia già stabilizzata lungo gli anni quelli iniziali o anche quelli di
routine o anche quelli terminali là dove la coppia potrebbe avere delle crisi. Ecco
laltro elemento di fondo. Osvaldo lavora in un contesto che ha dei fiori
allocchiello. Potremmo dire che tutto il resto dellabito manca. Capita.
Dinanzi alle buone famiglie di questo mondo vi sono biglietti da visita che poi non
appoggiano su nulla. Labito per lattenzione pastorale e culturale per la
famiglia in questa diocesi a volte viene svolta per delega. Abbiamo i fiori
allocchiello ci pensino loro.
Diciamo, molte volte, i preti ci pensino loro, facciano loro e noi
stiamo a guardare. Oppure al Vescovo che è il parafulmine dei problemi su un territorio
diocesano: se non comincia lui, chi comincia.
Questo elemento di suolo ha il suo risvolto negativo, il libro deve
servire anche a questo, cioè: "cari amici se è un fiore potrebbe pure diventare
fetente", puzzolente cioè cè bisogno di più personale che decidano che la
famiglia è un ambito fondamentale della vita pastorale della diocesi. Il libro con la sua
intenzionalità che rilevavo nel suo secondo elemento di sottosuolo di lungo periodo è un
libro anche per la formazione continua vuole essere un appello a questo primo elemento del
suolo cioè affianchiamo sempre più persone in questo territorio diocesano che diventino
stabilmente agli intenti del Centro per la vita e al suo consultorio familiare, perché
non si proceda per delega. Secondo elemento di suolo e mi avvio alla conclusione è che
Osvaldo Della Gatta non poteva pensare questo libro dopo che la Diocesi di cui egli è
esponente ha dedicato un anno intero a partire dal convegno del settembre 2000 alla
famiglia. Non poteva, non poteva e si vede nelle scelte anche lessicali o nelle citazioni
conciliari. Si vede che Osvaldo calpesta un suolo che per un anno intero, e poi per
lanno che abbiamo chiamato giubilare della remissione dei debiti, della restituzione
della terra ai poveri, della liberazione dei carcerati, quante parole inutili e povero
papa che chiede dopo due anni di qua e di là i conti del grande rinnovamento e che doveva
essere un anno di grande rinnovamento anche per la pastorale familiare diocesana. A volte
il grande rinnovamento è tutto scritto e però aspetta di essere letto. Ho portato con me
il numero della rivista diocesana Proculus del Luglio / Settembre 2000 che pubblica gli
atti di questo storico convegno che questa diocesi celebrò. Sono sicuro che ognuno di voi
lo ha sulla scrivania di casa. Le carte servono, ma non dovrebbero servire nel 2626 per
dire che nel 2000 fu celebrato uno storico convegno. Secondo elemento di suolo che una
diocesi dopo gli eventi vissuti non poteva non avere un seguito, un frutto. Ed io direi
che questo è un bellissimo frutto dellanno intensamente dedicato alla pastorale
familiare. Quindi libri sul luogo dellamore, metafora della famiglia, del rapporto
di coppia, del matrimonio se ne possono scrivere infiniti e ne sono stati scritti anche
infiniti. Perché noi tra gli altri compreremo e abbiamo comprato, leggeremo anche quello
di Osvaldo? Che cosa tiene di particolare che ci può interessare? Io direi lo schema che
egli ha portato avanti. E uno schema molto interessante perché è uno schema che
parte dalla relazione: Chi bazzica i territori della antropologia culturale e filosofica,
sa molto bene che negli ultimi trentanni quando si sente parlare di essere umano
mascolino femminile non si può non partire dalla relazione. In principio è la relazione.
E lui molto bene, poteva partire da tanti lati per parlare della famiglia, parte da questo
lato il lato della relazione, cioè un lato ormai non illuministico. Ricordate che noi
siamo europei, siamo italiani, siamo meridionali, siamo figli delle grandi idee
dellilluminismo, però come ci chiamavamo in quellepoca oltre che cittadini,
ci chiamvamo io. Ci chiamavamo soggetto, non ci chiamavamo rapporto, non ci chiamavamo
prima. noi. Ora invece abbiamo imparato che questa enfasi sulla soggettività,
sullio, sullegoità, che potrebbe significare persino egoismo, è
lenfasi ottima che ci ha fatto camminare sulle gambe, che ci ha fatto capire che
siamo liberi, che siamo autonomi, individuali, soggetti di diritti e di doveri e le
costituzioni lo diranno, però sarebbe bello che nella nostra costituzione
dellidentità europea oltre che dire tutto è fondato sullindividuo e sulla
persona si dicesse che la persona è una relazione. Lui parte dalla relazione. Ecco la
prima conclusione e la mia congratulazione. Lui naturalmente ha la vita facile perché è
un credente cristiano , quindi appartiene allo schema giudaico- cristiano e lo schema
giudaico- cristiano presenta un Dio che non può essere chiamato monoteista. Si dice
solitamente i grandi monoteismi mediterranei, ma a ben vedere uno dei tre quello cristiano
è un monoteismo con molti aggiustamenti; perché è un monoteismo trinitario. Credo in un
solo dio ma in tre persone. Una sorta di contraddizione in termini come ferro di legno,
circolo quadrato eppure è la fede dei credenti cristiani. Come si fa a dire un solo Dio
che è assolutamente, senza distinzione, senza condizione, tre. E il mistero del
mistero del cristianesimo, perché in principio è la relazione. Tra laltro le tre
persone divine che dicono se non relazione, cioè il padre è padre perché è padre di un
figlio, il figlio è figlio perché è figlio di un padre. E lamore è amore
perché è lamore di un padre verso il figlio e del figlio verso il padre. Uno più
uno più uno fa uno. E però le tre unità ci sono. E secondo elemento dopo la relazione e
si vede qui la mano del medico ed anche del padre di cinque figli: la sessualità.
Finalmente. Si parla della vita matrimoniale, si parla del sacramento del matrimonio
ricordando che cè anche una donazione totale, integrale anche di corpi e di sessi.
Finiamola con quelle reticenze di certa tradizione più agostiniana che tommasiana, per
cui poi quando si arriva alla sessualità alla corporeità sembra che si entri in una
sfera solamente di privacy. Il sacramento del matrimonio è una donazione integrale,
perché noi siamo corpo oltre che spirito. Tutta la sessualità è unimpostazione
per la relazione. La sessualità non è negativa.. Non ci può essere più unepoca
post- agostiniana in cui la sessualità e lo scambio corporeo dei coniugi viene visto
quasi come rimedio alla concupiscenza, come peccaminosità perché in origine ci sarebbe
stato un matrimonio paradisiaco - è la tesi di Agostino un matrimonio paradisiaco
perché i figli si avrebbero senza amplesso. Tommaso dAquino, benché da cinque anni
offerto al monastero di Montecassino e poi domenicano nella sua sapienza, pur senza avere
mai toccato una donna, diceva già prima del peccato avevano rapporti sessuali, perché
Dio li ha fatti maschio e femmina. e potremmo aggiungere perché Cristo è nato maschio e
non femmina ed è nato da una femmina e non senza femmina. Ecco la seconda rilevante
scelta che lo porta a vivere la relazione. Sessuata diventa sacramento e diventa, quindi,
qualche cosa che non è più solamente umana ma è divina. Parole umane divinamente dette.
Don Luigi Saccone : da qualche anno la legislazione italiana ha
preteso giustamente che prima di presentare un progetto ci siano anche indagini profonde
sul sottosuolo e sul suolo su cui si va a costruire. Dalle cose dette da professore
Giustiniani che ha tentato di ricostruire suolo e sottosuolo delliniziativa di
Osvaldo della Gatta dovremmo allora concludere che liniziativa è ben fondata. Nasce
da qualcosa che le garantisce un futuro tranquillo, quindi il libro sarà letto non
soltanto dagli storici che tra cinquecento anni tenteranno di sfogliare le carte del
nostro ben ordinato archivio, ma il libro sarà letto anche da molti di voi immagino.
Abbiamo sentito il professore Giustiniani, ci accingiamo a sentire il dottore Ermanno
Corsi, che tenterà di farci conoscere le reazioni che ha avvertito alla lettura del
testo. Un testo nel quale indubbiamente emerge la visione cristiana come ci ha ricordato
anche il professore Giustiniani, una visione cristiana che giustamente il titolo ci
annuncia che la famiglia è il luogo dellamore. Il luogo dove Dio stesso si rivela
nel tempo, nello spazio e Dio si rivela come uno- avremo occasione domani di meditarlo
nellultima domenica dellanno liturgico- Dio si presenta alluomo come
prossimo, viene annunciata la prossimità di Dio alluomo, ma questa prossimità di
Dio alluomo, particolarmente noi la avvertiamo nella famiglia, dove si realizza
quellincontro così fondamentale dellaltro. E lì che sincontra
laltro, non perché sia lenfer per ricordare la terribile espressione
di Sartre, ma sincontra laltro come motivo per alternare se stessi e per
arricchire se stessi.
Bene questa è una visione che fa parte del nostro patrimonio
cristiano. Che impatto ha questa visione con la realtà che un cronista è costretto a
leggere e a registrare tutti i giorni?
Giornalista Ermanno Corsi: Direi che dopo lintervento del
professore Pasquale Giustiniani, lautore del libro Osvaldo della Gatta ha indagato
così bene il sottosuolo da sembrare un ottimo speleologo. E entrato un po
nelle caverne, nei labirinti della nostra società salvo a venirne fuori con un messaggio
e con una convinzione. Intanto direi che se questo libro dovesse servire soltanto come un
manuale di comportamento per i credenti e per i cattolici, gli si toglierebbe gran parte
del merito. Questo è un libro che costituisce un momento di riflessione e di
autoriflessione per tutti coloro che se vogliono essere buoni credenti, buoni cattolici
trovano molti riferimenti per farlo, ma se vogliono essere buoni cittadini trovano
altrettanto buoni spunti e motivi per essere e fare i buoni cittadini. Io vi devo dire che
lho riguardato da questo profilo. In qualche modo ho sentito il professore Della
Gatta un concorrente, perché anchio ho cinque figli. Come dire il contributo allo
sviluppo demografico lo abbiamo dato. In tempi di crescita zero .lo abbiamo dato e credo
nella maniera tradizionale senza coppie di fatto, secondo le coppie tradizionali.
Allora dicevo mi piace limpostazione che ha già notato il
professore don Luigi Saccone e il professore Giustiniani. Questo è un progetto
esistenziale naturalmente è un progetto dove ci sono le idealità ma che vengono
confrontate con la quotidianità: vedere quali sono i punti di attrito tra questa visione
ideale, se fosse soltanto visione ideale, sarebbe astratta, i punti di attrito, le
difficoltà e i problemi. Io lho letto cercando di vedere quanto di vero cè
in determinate espressioni che fanno ormai parte della nostra cultura. Intanto viene fuori
che questo libro dà giustamente un messaggio di apertura alla vita. La vita intesa come
grande valore ma anche come grande sfida da affrontare con molto impegno, con orgoglio
quasi. Una sfida che bisogna vivere nel tempo nostro, cioè in questo tempo naturalmente
alla luce di tutta la dottrina e di tutta la sapienza che luomo ha saputo maturare.
Voglio dire noi siamo qua riuniti nel 2002 cè un noto scrittore che dice sempre
guardate tra cento anni quanti di noi siamo qui non ci saremo più, ma le stelle
continueranno a brillare. Quindi vuol dire che cè una continuità nella vita,
nellesistenza e si tratta di vedere se noi assolviamo bene al compito di tramandare
alle nuove generazioni dei messaggi. Che tipo di messaggi? Come strutturati? Finalizzati a
che cosa? Io credo di considerare da sempre la vita un grande valore ed una grande scelta.
Tutto questo dunque valutato alla luce di questo nostro oggi, che è un tempo che ci pone
di fronte a grandi progressi e conquiste dal punto di vista tecnico scientifico. Pensiamo
ai progressi della bioingegneria. Chi poteva immaginare 20-30 anni fa luomo
bionico. Luomo bionico si prefigura sempre di più nella sua concretezza con quanti
trapianti oggi. Bisogna dare atto alla Chiesa di una grande duttilità e di una grande
flessibilità e quello che magari fino ad un certo tempo se non rifiutato, veniva
respinto, oggi ci si ragiona su e si trovano forme per riportare anche il progresso
tecnico scientifico in un quadro di valori etico- morali. Questa è la grandezza della
Chiesa e lo dico da laico. Quindi di fronte a questi progressi la bioingegneria va a
creare una società che ha profili esistenziali completamente nuovi. Quanti vivono con
organi di altri. Quanti vivono con cuori nemmeno più umani se in America si stanno già
facendo trapianti di cuori presi dai maiali. Che significa che luomo vivrà con le
pulsioni, le sensazioni del maiale? Niente affatto. Allora la grandezza delluomo non
consiste nella sua struttura bionica ma in quello che diceva un grande pensatore Blaise
Pascale: luomo è un debole giunco, ma è un giunco che pensa. Lastrofisica
Margherita Hack dice: " non siamo soli nelluniverso, i nostri posteri sono in
arrivo; non sappiamo quando verranno, ma sono in arrivo". Allora vuol dire che, lo
dico soprattutto al professore Della Gatta di cui va apprezzato moltissimo questo lavoro
anche per quellelemento di fiducia che non viene mai meno. Voglio dire non siamo
soli nelluniverso. Quando Galileo Galilei diceva una cosa che si avvicinava a questo
fu considerato un eretico. Giordano Bruno fu mandato al rogo. Ne sono cambiate di cose.
Del resto il nostro mondo esiste da cinque miliardi di anni, luomo vi compare solo
da cinque milioni di anni. Siamo una creatura ancora nuova, nuovissima. Ne deve fare di
strada. Però già oggi alla luce delle conquiste della tecnica e della scienza, cè
di che montarsi la testa se luomo non sta attento, se luomo non si sorveglia.
Avrete letto in questi giorni lannuncio shock di due scienziati americani:
"presto nuove forme di vita costruite in laboratorio". Saranno anche dei pazzi.
Naturalmente noi le nuove forme di vita non pensiamo a Frankstein, ma le ragioni della
scienza sono rispettate, così le ragioni della morale, la quale deve recuperare sulla
scienza, che si spinge tanto al di là e non vuole avere freno. In fondo il grande libro
del genoma umano sembra che non abbia più segreti. Sembra che ne sia stata fatta una
lettura completa. Qualche tempo fa studiosi internazionali riuniti a Londra dissero: Non
passerà molto tempo che ciascuno di noi se lo vorrà potrà sapere la data della propria
morte. E qua ci rimettiamo di fronte al tema della morte, della paura della morte che
viene ampiamente trattato da Osvaldo della Gatta. Però cè scritto "se lo
vorrà", il che vuol dire che cè sempre luomo con il suo bagaglio, la
sua capacità sempre pronto a governare le cose che si sviluppano. E luomo che
deve controllare sempre di più la propria intelligenza e le applicazioni pratiche della
sua intelligenza. Diceva Benedetto Croce: " tutto sommato la vita è una lunga
preparazione ahimè alla morte". In effetti si dice che ognuno di noi comincia a
morire già dal momento in cui nasce Allora bisogna prepararsi. Però aggiungeva anche la
morte non ci colga mai inoperosi. Quindi il lavoro, la capacità, lintelligenza,
luomo sempre al centro per governare i fenomeni che sono il prodotto e il portante
della sua capacità. Mi piace il premio nobel Rita Levi Montalcini quando dice:
"importante non è aggiungere anni alla nostra vita, ma aggiungere vita ai nostri
anni". Campare cento anni, se dobbiamo campare da vegetali, non significa nulla.
Bisogna trovare aiuto nella medicina, ma anche con la propria volontà fare in modo che
gli anni che passano valga la pena di viverli, legandosi ad unidea, ad un progetto,
ad una ragione.
Lautore risale allantropologia pre-cristiana e mi ha fatto
ricordare che se cè un filo conduttore nella drammaturgia greca antica è proprio
questo ricordiamoci che la vita non è data ad alcuno in proprietà ma è data in
prestito. Il problema è la restituzione che ognuno di noi cerca di rinviare il più
possibile. Per cui è pura ipocrisia commerciale quello spot televisivo in cui si sente
dire "fermate il mondo, voglio scendere". Vi assicuro che non vuole scendere
nessuno. Possiamo trovare noi le forme per viverci al meglio possibile. Io
unindicazione insieme a quelle fornite dallautore mi sentirei di darla.
E un ragionamento questo libro sulla nostra modernità vista in questo determinato
periodo alla luce di tutto ciò che dalla sapienza fin qui elaborata e trasmessa ci
deriva. In fondo lo spirito della modernità in cosa consiste: avanzare sempre di più sul
piano della conoscenza. Da Omero a Dante cè lo spirito di Ulisse, che portiamo
dentro di noi: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e
conoscenza" Quindi ampliare la conoscenza nellambito della virtù, dentro un
ciclo virtuoso, non un ciclo perverso come purtroppo in certi momenti sembra essere la
nostra società. E poi lumanesimo dice che ciascuno è fabbro del proprio destino,
giustamente dal libro ci viene una piccola correzione: luomo deve essere più forte
del suo stesso destino e deve fare di tutto per dimostrare che è più forte del suo
stesso destino. destino che la nostra modernità ci costringe a vivere dentro il villaggio
globale. Prima don Luigi Saccone ricordava la mia attività di cronista e il cronista che
cosè: è uno che racconta gli eventi dentro un determinato tempo. Cronaca viene da
cronos Tempo. Io racconto i fatti del nostro tempo e cerco di cogliere i caratteri della
nostra modernità non in un tempo arcaico e astratto che cammina sulle nostre teste, ma
quello che tutti i giorni incontriamo e di cui siamo partecipi e a volte anche le vittime,
ma molte volte siamo noi i costruttori di questo tempo.
Dentro questo villaggio globale per il quale, per la verità,
lautore non risparmia qualche critica quando dice: " Proprio perché
luomo è un animale mimetico, è anche necessario proporgli realtà edificanti e non
immondizia e stupidità come troppo spesso si realizza attraverso il mezzo televisivo o i
mass media con grande degrado culturale e morale".
Devo dire non mi sono per niente sentito offeso, anzi se cè uno
che sottoscrive quello che dice lautore sono proprio io, perché purtroppo non
sempre per chi opera nel campo della comunicazione cè la possibilità di
selezionare, perché il cronista è lo storiografo dellistante, non è lo storico,
il saggista storico che aspetta che i fatti siano conclusi poi seleziona i materiali e li
interpreta., costruendo sopra filosofia della storia, sociologia della storia. Il cronista
è lo storiografo dellistante. Questo è quello che accade in questo momento, noi
forniamo il più ampio materiale possibile perché il cittadino selezionando si formi
autonomamente unidea e valuti da solo. Allora fornisce gli elementi per valutare
come cammina oggi la nostra società fondata sempre più giustamente sulla famiglia,
definita santuario della vita. Fondata sulla scuola, sulla quale però continuiamo a
caricare tante responsabilità non fornendole tutti i mezzi di cui ha bisogno per far
fronte a queste responsabilità e questi compiti di cui viene caricata. La Chiesa!
cè anche una punta, diciamo, una sottolineatura di amarezza critica
dellautore quando dice che oggi anche la Chiesa rischia di perdere o non avere
quella presa che magari un tempo aveva, ma che deve recuperare. E mi pare che anche il
professore Giustiniani abbia evidenziato i compiti delle strutture ecclesiali. E poi il
volontariato è il momento della massima dedizione cioè si fa qualche cosa senza avere in
testa lutile. Si fa perché è giusto, perché è bene farlo. E qui dentro questa
società, il problema delle coppie. Oggi si dice comunemente le coppie scoppiano.O per lo
meno molte coppie scoppiano. La coppia vista come progetto, ma anche come divenire in
quella progressione relazionale fondata su elementi come leros, la filia e
lagape. Da tutto poi nasce la condivisione. Ecco si sta volentieri insieme, se
cè un progetto condiviso e se le proprie individualità si annullano per costruire
da due ununica individualità. Lio che diventa tu, lio e il tu che
diventano noi. Lautore giustamente dice "lio non basta a se stesso, è
incompleto, ha bisogno di completarsi perché la sua vita dipende da un altro".
Ma questo è un principio che dalla coppia, dalla famiglia deve essere
preso ed esteso a tutta la relazione sociale, se si vuole essere buoni padri, buoni
cattolici, buoni credenti, ma anche buoni cittadini. Questi piani che fa lautore
valgono per tutti. Mi permetterei di dire che se fosse un libro rivolto soltanto alla
cultura cattolica o di ambito cattolico, sarebbe un libro di parte. Invece qua ci sono
elementi perché sia un libro di tutti, cioè per tutti coloro che vogliono essere
cittadini con la piena responsabilità di ciò che vuol dire oggi, in questo determinato
momento storico, essere cittadini. Nel senso di non vivere prigionieri del proprio
particolare perché nessuno di noi potrà mai ritenersi un corpo separato rispetto agli
altri. Mi piace ricordare lespressione di Heminguay " Per chi suona la campana?
Non chiederti per chi suona la campana perché la campana suona sempre per tutti". Ci
aiuta ad essere società.
La coppia ma anche le insidie, quelle che vengono chiamate giustamente
le trappole e gli inganni. Si possono riassumere velocemente: "La coppia non è
immune da provocazioni e seduzioni" perché è la società che ha di questi richiami.
La tendenza consumistica del tutto e subito. Le chiusure narcisistiche, ognuno innamorato
sempre più di se stesso. I pericoli dellautosufficienza ritenere che ognuno possa
valere ed essere da solo autosufficiente. La società dellavere più che la società
dellessere. Lomologazione e il controllo. Sono tutti rischi e pericolo che
minano la coppia. Allora mi piace questo libro perché ragionando dallinterno,
questo è un libro di esperienza, ma anche un libro di dottrina e di riflessione sui
principi, cerca le vie di uscita. Anche per ragionare come avviene il passaggio
dallinnamoramento, che troppe volte può essere fittizio, superficiale ed
estemporaneo, o per lo meno riguarda solo il segmento della nostra vita alla maturità
amorosa. Anche qui in unaccezione, secondo me, che deve andare oltre la coppia ed
oltre il nucleo familiare chiuso in sé. La coppia, la famiglia, la società come punto di
arrivo; è come dire: luomo sia sempre più progetto delluomo.
Per evitare la omologazione dei comportamenti ed anche qui a proposito
cè unaltra pagina che è molto significativa, quando lautore dice:
"La famiglia, la scuola , la Chiesa stessa hanno perso il ruolo di maestre di vita e
non essendoci iniziazioni serie, selezioni che aiutino nella conoscenza di sé, il gruppo
di coetanei assurge a ruolo guida". Quando sentiamo il branco, dal branco si
sviluppano anche azioni delittuose, delinquenziali. Rischia di essere la cultura del
branco che si sostituisce a quella poi degli studi e della riflessione, lasciando il
giovane ed anche ladulto nellincertezza, nellincapacità di conoscenza
delle proprie risorse e nellesigenza di ricercare se stesso nellaltro e
affermare una restaurazione narcisistica dellio che prevale sul progetto di crescita
a due". Ma che significa anche prescrizione naturale di crescita collettiva " si
cresce sballottati dagli eventi e dalle situazioni più che coscienti protagonisti della
storia". Allora come si può recuperare questa coscienza, questa autocoscienza,
questa consapevolezza e diciamo due soluzioni, proprio per volere semplificare. Cè
una soluzione di tipo legislativo. Una società regolamentata ha bisogno di norme, di
leggi, ma sappiamo bene, perché lo diceva anche Dante, non basta la legge anche se
tecnicamente formulata, ben costruita. E quindi un diritto di famiglia che tenga conto di
queste trappole, di questi rischi, di queste insidie e dia al nucleo famiglia gli
strumenti per organizzarsi per svolgere un ruolo socialmente utile. Quando si dice che
ogni delitto ha un costo sociale, noi dovremmo essere preoccupati di questo delitto o per
un senso di umanità, che è doveroso, o se proprio non cè questo senso di
umanità, facciamolo per egoismo, perché quel delitto tocca anche noi. Oggi è toccato ad
un altro, domani può toccare a noi. Allora anche per senso di autotutela e di egoismo
preoccupiamoci di tutti i fatti, dei fenomeni degenerativi che purtroppo nella nostra
quotidianità non mancano. Da qui il diritto di famiglia dove la famiglia è la prima via
della chiesa, anche la prima via della società. Quindi Chiesa e società partono dalla
famiglia. Quando dicevo e lo ricordava don Luigi Saccone la genitorialità sociale.
Cè uno studioso che a me piace Carlo Flamini perché ha elaborato una teoria dove
la genitorialità non è soltanto il genitore che diventa padre ma in una società moderna
ed organizzata può esistere un principio di genitorialità che dal genitore le premesse,
le condizioni, la capacità di esercitare passi alla società, ad una struttura
organizzata. Qui siamo in una struttura che si chiama Villaggio del fanciullo. Quando
accade che un fanciullo viene tolto da una famiglia dove mancano i mezzi e viene portato
in una associazione, è quella struttura che esercita la genitorialità.. Ed è quindi un
principio di umanità molto elevato. Qui si tratta di partecipazione. Del resto
ricordiamoci questa genitorialità sociale non vuole essere né apertura alle coppie di
fatto ma soltanto una rivalutazione del ruolo della paternità e della maternità. Là
dove però cè bisogno di svolgere un ruolo di supplenza intervenga la società
sulla base di questo principio di genitorialità. Sociale. E il ruolo della
sussidiarietà. Ricordiamo la bella favola di Fedro quando dice che madre non è colei che
mi ha generato e mi ha poi abbandonato, ma chi ha preso cura di me e mi ha cresciuto. Ecco
è il principio di genitorialità esteso, quindi sociale. Questa è la soluzione
legislativa. Non sempre però la legge cammina con la stessa velocità con cui camminano
le situazioni. Ci sono altre soluzioni: quella etico morale, fondata e mi pare che sia
anche la conclusione di questo libro di Osvaldo Della Gatta: la cultura. Come dire si
diventa buoni cittadini non attraverso un decalogo o una precettistica ma attraverso una
formazione culturale, quindi con incontri di educazione, educazione allamore,
educazione alla società. Quindi lio che diventa un altro. La dialettica non
dellio e del non io, ma dellio e dellaltro.
La crescita dellamore non può essere, non deve essere
dice lautore affidata ad uno sviluppo spontaneo e incontrollato, oppure alla
casualità. Non possiamo accettare di essere prigionieri di un gruppo di cellule nervose e
di molecole ad esse associate. Quindi luomo con la sua intelligenza, con la sua
sensibilità, con il suo quadro di valori. Come possiamo andare in un certo senso con più
responsabilità verso il terzo millennio? Mi sentirei di dire riscoprendo per intero lo
strumento del valore della cultura, inteso proprio nel senso classico, dal verbo colere
che vuol dire coltivare e coltivarsi. La persona colta è una persona che si coltiva
perché ha cura e rispetto di sé. Naturalmente con il valore dellesempio. Il valore
dellesempio dice che prima bisogna fare bene e poi dire. Questo libro di Osvaldo
Della Gatta trova appunto il suo valore in questo percorso di riflessione. Parla di una
nuova estetica o una nuova strategia comportamentale. Dico che cè la via
legislativa, ma cè la via della formazione e della cultura. La persona colta che ha
cura e rispetto di sé è più predisposta ad avere cura e rispetto degli altri, quindi si
predispone a formare nucleo sociale, collettività. Questo libro è un percorso di
riflessione e di autoriflessione per vivere con maggiore consapevolezza e responsabilità
il tempo che è proprio a ciascuno di noi in uno spirito nuovo, che è uno spirito di
civiltà, di condivisione, è uno spirito di rispetto e di solidarietà.
Osvaldo Della Gatta: Tutti i relatori hanno sottolineato certi
aspetti che sono riecheggiati profondamente nel mio animo, proprio perché hanno messo a
nudo la realtà profonda dalla quale sono partito per scrivere il luogo dellAmore.
Per me è un motivo di profonda gioia perché evidentemente il testo di per sé ha una
chiarezza espositiva e riesce a fare apparire questi contenuti. Oltre, ovviamente, alle
loro capacità e alle loro maestrie manifestate in questa serata.
Riguardo al progetto è importante partire da questa realtà profonda
di ogni uomo: la capacità affettiva. Essa viene mortificata, dimenticata, socialmente
data per scontata o tirata in ballo nei momenti di retorica. E questo il punto
fondamentale, che purtroppo nella famiglia viene totalmente misconosciuto. "Il
luogo" per eccellenza è la famiglia. Abbiamo messo questo nellinvito che avete
ricevuto, riportando il discorso del Santo Padre tenuto a braccio nel Dicembre 1988 in un
incontro con le famiglie del cammino. Cera un discorso preparato per
loccasione, ma il Santo Padre lo accantonò e parlò a braccio sentendosi
particolarmente ispirato e in quelloccasione sottolineò con forza: Dovete
proteggere la famiglia. In altro luogo, è riportato nel libro, noi siamo grati a quanti
operano, laici, medici, consulenti, sociologi, psicologi, in difesa della famiglia. Questo
messaggio arriva a tutti noi. Qual è la prospettiva. Rimbocchiamoci le maniche, perché
cè da fare e la famiglia è affidata a noi. Che ne vogliamo fare? Semplicemente
unanalisi da piagnoni oppure vogliamo fare un qualcosa da contemplare ed offrire al
mondo anche se va per altre strade, non creando una barriera: noi e il mondo. Sentirci
chiamati missionari, come riportato nellinvito, con il discorso del Santo Padre,
sentirci coinvolti in questa storia, non lavandoci le mani, come Ponzio Pilato, ma
sentiamoci chiamati a guardare con occhio misericordioso questa umanità che soffre e non
riesce a trovare la strada, anche se rifiuta Dio, anche se pensa di poter fare la storia
senza Dio. Farci carico di questo è la missione da assumere in questo tempo. Questa è la
missione della Chiesa. Ci sembra di aver capito in tanti anni. Sono stato sempre nella
Chiesa. Il cammino di fede questo mi ha insegnato. Allora questa dimensione affettiva,
questa sincerità del cuore, questa lealtà, questa capacità di ascolto cominciamo ad
esercitarla nelle nostre Chiese, nelle nostre parrocchie. "Vogliamoci più bene nelle
nostre sacrestie" ci veniva gridato da Garelli nel convegno ecclesiale di Palermo
della Chiesa italiana sottolineato da un fiume di applausi. Mi chiedo: è ancora valido
questo volersi bene o abbiamo difficoltà già in casa nostra a volerci bene. Abbiamo
difficoltà con chi ci è accanto. Sembra scontato, potremmo dire, volere bene a quelli di
casa. Quanti fraintesi! Possiamo allora pretendere che il collega di lavoro, il vicino di
casa possa entrare nella nostra dinamica relazionale, in un mondo affettivo? Cè una
rivoluzione da fare ed è questa la rivoluzione che opera il Cristianesimo.
Lesperienza di fede matura, maturata ci proietta nel mondo non come dei maestri, dei
parolai, degli oratori, ma come testimoni che hanno questa benevolenza nel cuore prima
della beneficenza. In altri termini, nelle nostre case, non in maniera astratta, cè
bisogno di dedicarsi, in termini pratici, cè bisogno di coltivare il nostro stare
insieme: pregando insieme. Proprio ieri scambiavo con un sacerdote di altra estrazione, di
altra formazione, africano, alcune opinioni e mi confidava: "qui in Italia vedo che
le famiglie pregano poco insieme; mangiano molto insieme, fanno molte cose insieme ma
pregano poco"; non pregare in maniera sterile, ma la preghiera come dialogo,
possibilità di aprire il proprio cuore, per relazionarsi in una dimensione dello spirito
che ci appartiene. Per quanto la tecnica voglia fermare la nostra attenzione sugli aspetti
biologici e mettere in gioco delle strutture emozionali legate ad ormoni, cè un
mondo interiore, che ha ancora il suo valore. Ne siamo convinti e penso anche voi che
siete qui questa sera. Diamo eco a questo mondo interiore, perché nelle nostre case ci
sia una vita più umana.
Il progetto che il consultorio sta portando avanti già da alcuni anni
sono gli incontri per le famiglie. Sei incontri allanno, sarà pubblicato presto il
calendario per il nuovo anno. Nellultimo convegno nazionale dei consultori
dellottobre scorso è stata riconosciuta ai consultori una funzione educatrice. Nei
nostri incontri in maniera molto semplice, ci si incontra per scambiare la propria
esperienza e formarsi insieme. Qui, stasera, ci sono molti che partecipano ai nostri
incontri e ne trovano beneficio perché si cammina insieme senza maestri. Ci poniamo tutti
sotto la Parola ed è alla luce delle scienze umane che facciamo la nostra riflessione,
sapendo però, che la fede illumina la ragione ed offre un senso maggiore di contenuto al
nostro stare insieme, al nostro essere famiglia.
Questo è il progetto sostenuto nella diocesi dal nostro Vescovo,
dallUfficio Famiglia, progetto che va incontrando sempre maggiore consenso, perché
è il Tam Tam il mezzo di diffusione che sta portando a sempre maggiori adesioni. Questo
è il mezzo migliore di propaganda più di tanti spot pubblicitari da cui siamo riempiti
dal nostro mezzo televisivo. E bello ritrovarsi insieme come famiglie di qualsiasi
estrazione sociale, culturale per riflettere su tematiche che ci riguardano, rielaborare
contenuti che molte volte ci vengono offerti in maniera devastante. Non cè solo una
impreparazione, ma anche una mancanza di tempo da dedicare per metabolizzare tematiche
devastanti. Il più delle volte cè solo una scarica emotiva, emozionale dinanzi a
notizie scioccanti; avere lopportunità, invece, con i nostri incontri di aiutarci a
riflettere ci sembra doveroso; non sono di un impegno gravoso, anzi molto piacevoli. Per
non lasciarsi travolgere dagli eventi ed essere protagonisti della storia per essere
famiglia, per essere una famiglia che proprio come nellinvito del Santo Padre vuole
proteggersi e proteggere, sentiamoci caricati da un compito ma anche impegnati per il bene
comune. Questa la missione da vivere con il nostro stare insieme. Grazie.
Don Luigi Saccone: La nostra riunione può volgere al termine.
Credo che da tutto ciò che abbiamo sentito, ognuno di noi se ne debba andare, debba
tornare a casa un po con le convinzioni che erano maturate nella comunità
cristiana, che possiamo intravedere attraverso un notissimo documento, la lettera a
Diogneto dei primissimi anni del cammino della Chiesa. Ebbene, in quel documento emerge
che i cristiani avevano maturato lidea che non potevano permettersi di sfuggire alle
responsabilità e al tempo. Il tempo appunto diventava lo spazio per conoscere ed
incontrare Dio, ma incontrando Dio, i cristiani imparavano ad incontrare gli altri. Questa
sera mi pare che noi abbiamo ricevuto un messaggio, proprio meditando sulla famiglia, dove
si consuma lincontro con laltro, noi possiamo sperimentare lincontro con
lAltro ( con la "A" maiuscola) e lincontro con laltro che
diventa il nostro fratello.
Credo che non sia stata una serata semplicemente di omaggio a Osvaldo
della Gatta né siete venuti soltanto per fare compagnia a lui, questa sera, ma siamo
venuti a riprendere consapevolezza e coscienza di un impegno, di un progetto che ci
appartiene ed al quale non possiamo sottrarci. Chiediamo al Vescovo di chiudere con la Sua
parola autorevole di pastore della comunità, questa nostra serata.
Vescovo di Pozzuoli S.E. Silvio Padoin: Voglio esprimere la mia
soddisfazione ed il mio compiacimento per questa serata, che Osvaldo con liniziativa
di scrivere un libro per la famiglia ci ha donato. Lo ringrazio per il dono di questo
libro, per tutto quello che fa nellambito della nostra diocesi.
Un grazie a tutti voi qui questa sera e ai due relatori che hanno illustrato del libro il
cuore cercando di farci spaziare nel testo. E chiaro che sulla famiglia e per la
famiglia non si fa mai abbastanza soprattutto quando vogliamo preoccuparci che le nostre
famiglie cristiane che vivono nella fede possano essere sempre più se stesse.
E vero quello che diceva il professore Giustiniani che non solo i matrimoni, ma
tanti vengono registrati nellelenco dei battezzati e proprio in questi giorni la
riunione dei Vescovi italiani che si è svolta a Collevalenza ha trattato della famiglia.
Il richiamo del Santo Padre sulla natalità, sui matrimoni, ci fa capire che il problema
della famiglia è un problema attualmente che preoccupa la Chiesa, la comunità. Dobbiamo
riflettere sul fatto che leducazione dei figli si attua in famiglia. I primi
educatori sono i genitori e noi diciamo trasmettitori della fede; il dono che viene messo
dentro al bambino che viene battezzato, va alimentato, accresciuto, guidato e il compito
di alimentare, crescere, e guidare è affidato alla famiglia che deve aiutare a vivere
nella società. Infatti i fatti che la cronaca registra e ci propone tante volte sono
falsate, se mi è permesso dirlo, da una certa insistenza, sottolineando il negativo e
tralasciando tante cose buone che pure avvengono nella nostra società, ma che forse fanno
meno scalpore e possono suscitare meno interesse. Diventa necessario prestare attenzione a
tutto questo, proprio perché oggi il libro più letto nelle nostre famiglie è la
televisione. Riscopriamo la preghiera in famiglia. Ricordo benissimo, altri tempi,
parliamo ormai di 60 anni fa, prima della guerra, quando ero bambino vivevo in un clima in
cui cera la semplicità, una certa povertà, austerità, ma tanta gioia, perché la
gioia di bimbi educati alla fede e alla preghiera. La preghiera deve essere ripresa un
pochino anche nella nostra famiglia, credo che sia importante perché il Signore ha detto
che la casa fondata sulla roccia non andrà mai in rovina. Se riscopriamo la preghiera in
famiglia il nostro cammino diventa più agevole, perché la Chiesa domestica è cellula
della nostra società. Quindi auspichiamoci che il libro del dottore Osvaldo sia un aiuto
per la famiglia, per ritrovare noi stessi e per lavorare di più nella nostra diocesi.
Sono daccordo abbiamo i fiori allocchiello, ma dobbiamo
fare molto di più e non sempre riusciamo a farlo, noi sacerdoti, e non sempre riusciamo a
credere, non ci stancheremo mai di ritornare su questo, che per la famiglia vanno
impiegate risorse ed energie. Speriamo che questa serata contribuisca a renderci più
responsabili, più adempienti a quello che riguarda la crescita delle nostre famiglie, la
ripresa dei valori che vengono annunciati. Grazie ancora ad Osvaldo e a tutti voi che
siete intervenuti.