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OSTACOLI ALL’ASCOLTO
Per
comunicare è necessario osservare ed ascoltare.
Cosa
si ascolta?
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Ascolto dei contenuti, di ciò che l’altro dice con le parole
(verbale) e di ciò che non dice ma che comunica con il
silenzio, ascolto/osservazione delle tonalità, di come lo
dice (paraverbale), ascolto/osservazione degli sguardi, dei
gesti (non verbale), di come l’altro si presenta e si muove.
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Ascolto del contesto in cui la persona vive (familiare,
sociale, lavorativo, scolastico), dei vissuti, degli schemi
di riferimento culturali, dei valori, della sua narrazione.
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Ascolto da parte di chi ascolta di se stesso, delle proprie
emozioni, del proprio contesto di riferimento, di quanto si
attribuisce all’altro, di ciò che appartiene a se stessi
(processo di consapevolezza).
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A
tale proposito ci sembra opportuno sottolineare quanto sia
difficile ascoltare e come facilmente si finisca per avere una
cattiva qualità relazionale con le persone proprio per una forte
incapacità all’ascolto.
Con
linguaggio tecnico, derivato da C. Rogers, si dice che la
conversazione va centrata sul cliente. Questa risulta essere una
coordinata di grande valore metodologico perché invita colui
che ascolta non soltanto a prestare attenzione a ciò che l’altro
dice, ma a ciò che esprime e a ciò che avviene in quel momento
preciso nella relazione stessa.
Ostacoli alla comprensione profonda possono essere la
soggettività, la deformazione professionale, il
significato razionale.
La
soggettività consiste nell’attribuire al reale
significati personali, inducendo distorsioni nella percezione:
ad esempio il geloso vede in ogni dettaglio una conferma alla
sua gelosia, chi ha paura del buio interpreta ogni piccolo
rumore durante la notte come minaccioso, e così via. Se sul
piano emotivo sono gli stati affettivi intensi che determinano
distorsione, sul piano cognitivo è l’utilizzo acritico di
stereotipi e pregiudizi. Per un ascolto comprensivo, dunque, è
indispensabile che colui che ascolta sia capace di neutralizzare
i condizionamenti personali, compresi gli stereotipi sociali, di
cui ciascuno è imbevuto, per poter accedere al sistema valoriale
dell’altro ed al significato autentico di ciò che stiamo
percependo e con cui stiamo misurando le nostre capacità di
ascolto comprensivo, vale a dire i significati reali che l’altro
attribuisce.
La
deformazione professionale è determinata da una condotta
abituale stereotipica, che porta ad utilizzare un unico ruolo in
ogni situazione di vita, è, dunque. asfittica, povera, priva di
capacità di differenziazione: ad esempio il militare graduato
che stabilisce in famiglia turni di servizio per i figli,
l’insegnante che non lascia il proprio ruolo di docente
nell’ambito scolastico, ma continua a viverlo in tutte le
relazioni sociali.
Il
significato razionale è l’attenzione esasperata alle
parole ed al loro significato intellettuale, a detrimento del
significato psicologico della comunicazione.
Rogers chiarisce questo concetto con un esempio: un bambino dice
“Papà, tutti i miei compagni hanno una bicicletta” ed il papà
risponde “Non è possibile, ne esistono sicuramente alcuni che
non ce l’ hanno” oppure “cosa vuoi che me ne importi?”, mentre
il bambino sta in realtà comunicando “Vorrei una bicicletta,
vorrei essere come gli altri bambini, soprattutto quelli che per
me costituiscono dei modelli di riferimento, non mi sento come
gli altri, non oso chiederti di comprarmi la bicicletta.”
L’attenzione al significato razionale e personale allontana dal
vissuto e dai sentimenti di chi ci sta parlando.
L’ascolto comprensivo è un processo che avviene nell’hic et
nunc, nel qui ed ora, è una comunicazione che si basa su uno
sforzo di comprensione di chi ascolta nei confronti della
persona e non è reciproco perché la persona è totalmente
concentrata su uno sforzo di comprensione e di chiarificazione
di se stesso.
Centrare l’attenzione sul vissuto della persona piuttosto che
sul significato razionale delle sue parole permette una maggiore
comprensione di ciò che la persona comunica in maniera manifesta
e di ciò che ci viene comunicato solo in maniera latente.
La
relazione di aiuto e la formazione del colloquio si
avvalgono di
finalità e modalità della comunicazione da inquadrare, secondo
gli studi fatti da J. Salomè, con il termine di funzione.
La
funzione di condivisione implica la disponibilità e
l’apertura all’altro, il dare ed il ricevere, l’offrire e il
rifiutare.
La
funzione di ordine risponde al bisogno di sistemazione di
un discorso interiore vissuto come più o meno caotico e comporta
la realizzazione di un ordine attraverso lo scambio e la
verbalizzazione.
La
funzione di liberazione consiste nel rendere possibile la
fuoriuscita di fantasmi, di paure che attanagliano la persona;
consente di abbassare il livello di tensione per poter accedere
ai propri blocchi, ai propri vissuti problematici e
paralizzanti, ai propri sensi di colpa che hanno creato un
non-detto in relazione agli altri ma anche in relazione a se
stessi.
La
funzione di rivelazione, che è connessa alla precedente e
costituisce una sorta di scoperta che consente a chi parla di
prendere consapevolezza di altri aspetti del suo discorso, fino
a cogliere il senso profondo di ciò che sta esprimendo. In una
relazione di aiuto la funzione di rivelazione è particolarmente
importante perché consente alla persona una comprensione piena,
a tutto tondo, delle sue parole.
La
funzione di chiarificazione consente di portare in zona
di luce, con relativa consapevolezza, ciò che prima era soltanto
parzialmente comprensibile. Questo aiuta la persona ad avere una
maggiore e più completa consapevolezza del proprio vissuto, a
depotenziare la minaccia di ciò che appariva incomprensibile.
La
funzione di reinquadramento consente di sottrarsi alla
limitatezza di ciò che costituisce la “figura” per recuperare il
rapporto dialettico con lo “sfondo”, reinquadrando il problema,
guardandolo da altri punti di vista e angolazioni.
La
funzione semantica consente di dare significato ed
espressione a ciò che altrimenti tenderebbe a rimanere senza
confini, indefinito.
La
funzione di amplificazione consente di cogliere anche ciò
che altrimenti passerebbe inosservato o che rimarrebbe non
espresso completamente.
La
funzione di informazione tende alla trasmissione del
sapere.
La
funzione di terapia è la possibilità di accedere a ciò
che risulta rimosso attraverso chiarificazioni progressive,
angolazioni diverse, approfondimenti.
Da
quanto esposto sin qui, appare evidente come il dialogo,
l’ascolto non siano frutto di improvvisazione, di
estemporaneità, ma come ci sia bisogno di imparare a dialogare,
ad ascoltare.
Quando ci renderemo conto di queste difficoltà e chiederemo
aiuto? |