Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

Parrocchia S.Michele Arcangelo

Consultorio Familiare Diocesano

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OSTACOLI ALL’ASCOLTO

 

Per comunicare è necessario osservare ed ascoltare.

Cosa si ascolta?

  • Ascolto dei contenuti, di ciò che l’altro dice con le parole (verbale) e di ciò che non dice ma che comunica con il silenzio, ascolto/osservazione delle tonalità, di come lo dice (paraverbale), ascolto/osservazione degli sguardi, dei gesti (non verbale), di come l’altro si presenta e si muove.

  • Ascolto del contesto in cui la persona vive (familiare, sociale, lavorativo, scolastico), dei vissuti, degli schemi di riferimento culturali, dei valori, della sua narrazione.

  • Ascolto da parte di chi ascolta di se stesso, delle proprie emozioni, del proprio contesto di riferimento, di quanto si attribuisce all’altro, di ciò che appartiene a se stessi (processo di consapevolezza).

·      A tale proposito ci sembra opportuno sottolineare quanto sia difficile ascoltare e come facilmente si finisca per avere una cattiva qualità relazionale con le persone proprio per una forte incapacità all’ascolto.

Con linguaggio tecnico, derivato da C. Rogers, si dice che la conversazione va centrata sul cliente. Questa risulta essere una coordinata di grande valore metodologico perché invita  colui che ascolta non soltanto a prestare attenzione a ciò che l’altro dice, ma a ciò che esprime e a ciò che avviene in quel momento preciso nella relazione stessa.

Ostacoli alla comprensione profonda possono essere la soggettività, la deformazione professionale, il significato razionale.

La soggettività consiste nell’attribuire al reale significati personali, inducendo distorsioni nella percezione: ad esempio il geloso vede in ogni dettaglio una conferma alla sua gelosia, chi ha paura del buio interpreta ogni piccolo rumore durante la notte come minaccioso, e così via. Se sul piano emotivo sono gli stati affettivi intensi che determinano distorsione, sul piano cognitivo è l’utilizzo acritico di stereotipi e pregiudizi. Per un ascolto comprensivo, dunque, è indispensabile che colui che ascolta sia capace di neutralizzare i condizionamenti personali, compresi gli stereotipi sociali, di cui ciascuno è imbevuto, per poter accedere al sistema valoriale dell’altro ed al significato autentico di ciò che stiamo percependo e con cui stiamo misurando le nostre capacità di ascolto comprensivo, vale a dire i significati reali che l’altro attribuisce.

La deformazione professionale è determinata da una condotta abituale stereotipica, che porta ad utilizzare un unico ruolo in ogni situazione di vita, è, dunque. asfittica, povera, priva di capacità di differenziazione: ad esempio il militare graduato che stabilisce in famiglia turni di servizio per i figli, l’insegnante che non lascia il proprio ruolo di docente nell’ambito scolastico, ma continua a viverlo in tutte le relazioni sociali.

Il significato razionale è l’attenzione esasperata alle parole ed al loro significato intellettuale, a detrimento del significato psicologico della comunicazione.

Rogers chiarisce questo concetto con un esempio: un bambino dice “Papà, tutti i miei compagni hanno una bicicletta” ed il papà risponde “Non è possibile, ne esistono sicuramente alcuni che non ce l’ hanno” oppure “cosa vuoi che me ne importi?”, mentre il bambino sta in realtà comunicando “Vorrei una bicicletta, vorrei essere come gli altri bambini, soprattutto quelli che per me costituiscono dei modelli di riferimento, non mi sento come gli altri, non oso chiederti di comprarmi la bicicletta.” L’attenzione al significato razionale e personale allontana dal vissuto e dai sentimenti di chi ci sta parlando.

L’ascolto comprensivo è un processo che avviene nell’hic et nunc, nel qui ed ora,  è una comunicazione che si basa su uno sforzo di comprensione di chi ascolta nei confronti della persona e non è reciproco perché la persona è totalmente concentrata su uno sforzo di comprensione e di chiarificazione di se stesso.

Centrare l’attenzione sul vissuto della persona piuttosto che sul significato razionale delle sue parole permette una maggiore comprensione di ciò che la persona comunica in maniera manifesta e di ciò che ci viene comunicato solo in maniera latente.

La relazione di aiuto e la formazione del colloquio si avvalgono di finalità e  modalità della comunicazione da inquadrare, secondo gli studi fatti da J. Salomè, con il termine di funzione.

La funzione di condivisione implica la disponibilità e l’apertura all’altro, il dare ed il ricevere, l’offrire e il rifiutare.

La funzione di ordine risponde al bisogno di sistemazione di un discorso interiore vissuto come più o meno caotico e comporta la realizzazione di un ordine attraverso lo scambio e la verbalizzazione.

La funzione di liberazione consiste nel rendere possibile la fuoriuscita di fantasmi, di paure che attanagliano la persona; consente di abbassare il livello di tensione per poter accedere ai propri blocchi, ai propri vissuti problematici e paralizzanti, ai propri sensi di colpa che hanno creato un non-detto in relazione agli altri ma anche in relazione a se stessi.

La funzione di rivelazione, che è connessa alla precedente e costituisce una sorta di scoperta che consente a chi parla di prendere consapevolezza di altri aspetti del suo discorso, fino a cogliere il senso profondo di ciò che sta esprimendo. In una relazione di aiuto la funzione di rivelazione è particolarmente importante perché consente alla persona una comprensione piena, a tutto tondo, delle sue parole.

La funzione di chiarificazione consente di portare in zona di luce, con relativa consapevolezza, ciò che prima era soltanto parzialmente comprensibile. Questo aiuta la persona ad avere una maggiore  e più completa consapevolezza del proprio vissuto, a depotenziare la minaccia di ciò che appariva incomprensibile.

La funzione di reinquadramento  consente di sottrarsi alla limitatezza di ciò che costituisce la “figura” per recuperare il rapporto dialettico con lo “sfondo”, reinquadrando il problema, guardandolo da altri punti di vista e angolazioni.

La funzione semantica consente di dare significato ed espressione a ciò che altrimenti tenderebbe a rimanere senza confini, indefinito.

La funzione di amplificazione consente di cogliere anche ciò che altrimenti passerebbe inosservato o che rimarrebbe non espresso completamente.

La funzione di informazione tende alla trasmissione del sapere.

La funzione di terapia è la possibilità di accedere a ciò che risulta rimosso attraverso chiarificazioni progressive, angolazioni diverse, approfondimenti.

Da quanto esposto sin qui, appare evidente come il dialogo, l’ascolto non siano frutto di improvvisazione, di estemporaneità, ma come ci sia bisogno di imparare a dialogare, ad ascoltare.

Quando ci renderemo conto di queste difficoltà e chiederemo aiuto?

 

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