Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

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Quale relazione nella coppia?

 

Oggi, nella nostra civiltà occidentale, prende diritto di cittadinanza l’apatia, proprio perché la vita interiore si va inaridendo e si vive d’immagine, apparenza, conformismo, tutte cose queste che finiscono con il  mascherare i sentimenti.

Nelle relazioni, la sopraffazione violenta esplode come un’estrema necessità di contatto, raggiungendo livelli di efferatezza che le cronache segnalano molto spesso riportando eventi delittuosi consumati in famiglia.

L’amore umano, nella nostra cultura occidentale, risulta essere illusorio, nel senso che realizza illusione per un indebolimento della volontà, della decisione, nonché del senso di responsabilità individuale.

Sembra emergere l’immagine di un uomo più regolato, che regolatore, più automa che persona, più schiavo che libero. Inoltre la dicotomia mente corpo determina una scissione e un dualismo distruttivo.

Il primato della ragione sfocia nel rifiuto del sentimento e lì dove si esalta la volontà a discapito del sentimento viene rimossa la sfera affettiva e sentimentale, con gravi ripercussioni sulla persona umana. La povertà affettiva ed immaginativa genera risentimento ed ostilità che si accompagnano alla perdita della stima di sé, determinata a sua volta dalla mutilazione del desiderio visto come espressione  primitiva dell’essere umano. I desideri, altresì, non vanno inquadrati come semplici bisogni impulsivi, ma piuttosto come espressioni della percezione del sé.

“Vorrei” “desidererei” sono espressioni che personalizzano il proprio pensiero, il proprio sentire, collocandolo in una organizzazione sintonica tra volontà e desiderio orientata verso la realizzazione fattiva di quanto sta a cuore. Si ha così l’integrazione tra desiderio, volontà e decisione.

L’amore è proprio questa capacità di desiderare e volere il bene dell’altro, di prendersi cura di lui, di essere solleciti alla attese e ai bisogni dell’altro.

L’amore è da intendere in maniera dinamica, come qualsiasi processo di crescita. Si tratta di muoversi con equilibrio ed in maniera armonica tra i piaceri della sicurezza e della stabilità o dell’accrescimento e dell’instabilità creativa, della dipendenza o dell’indipendenza, della regressione o della progressione, dell’immaturità o della maturità.

E’ un interrogarsi e lasciarsi interrogare dalla relazione stessa, dalla realtà interna ed esterna,  proprio perché si raggiunga un buon livello d’integrazione, che passa anche per i conflitti.

Erik Erikson, studioso della psicologia dello sviluppo, sottolinea come anche l’amore  vada incontro ad un percorso di maturazione.

·        Il bambino appena nato impara ad avere contatto con il suo corpo: io amo me

·        Poi successivamente io amo me per te. Ama la madre perché è la sua vita, tutto dipende da lei, quindi c’è un po’ di trascendenza, non è autosufficiente. Quindi amo anche te, ma per me, per la mia vita.

·        Poi amo me in te; è l’esperienza dell’adolescente che vuole bene, che s’innamora dell’altro perché vede nell’altro il suo desiderio, la sua attesa, la sua speranza. “Quello che ho sempre sognato, quello che non sono, ma che desidererei essere”. Non c’è ancora una vera accettazione dell’altro, perché l’altro non è visto così come egli è, ma è visto come lo desidero. In qualche modo timidamente esco da me stesso.

·        Amo te, mi prendo cura di te. L’io viene assorbito nell’altro, ma ha bisogno di ridefinirsi.

Stampa, cinema, letteratura, immagini contribuiscono in maniera pressante ad esaltare il desiderio, che non è più un bene relazionale, ma piuttosto un’ affermazione solitaria, egoistica, virtuale dell’io dispotico. La relazione uomo – donna si cristallizza in una sorta di soddisfazione dei bisogni, non riuscendo ad evolvere verso una maturità costruttiva ed appagante.

Inoltre, si assiste ad una costante esaltazione della relazione affettiva, come emozione da consumare rapidamente, sotto la spinta dell’impulso erotico, piuttosto che ad una proposta della dimensione amorosa come frutto di un percorso costruttivo condiviso.

Nell’attuale società è importante identificare alcuni impedimenti alla crescita matura e fruttuosa nell’amore.

Riportiamo qui di seguito alcuni aspetti che possono giocare un ruolo negativo

1.    Tecnicismo [separazione tra momento unitivo e procreativo: fecondazione come evento di laboratorio, esterno alla coppia, più che evento interno, intimo della coppia] frammentazione delle componenti relazionali della coppia con infecondità relazionale

2.   Edonismo imperante [cultura dominante del piacere, come ricerca unicamente della propria soddisfazione senza sofferenza, senza impegno. Il piacere infantile di soddisfazione di bisogni].

3.   La rimozione della sofferenza, non più inquadrata come iniziazione alla dimensione adulta. Il dolore- sofferenza, legato alla crescita,  non risulta più essere un  evento necessario per maturare, non viene considerato come un processo  naturale per sviluppare una coscienza di sé. Il conflitto non viene gestito, in quanto fonte di sofferenza.    

Nello sviluppo della tecnica va riconosciuto come la natura stessa sia stata contraffatta.

La tecnica si prende beffa della connotazione anatomica, attraverso le manipolazioni chirurgiche dei sessi.

Il sesso perdendo il linguaggio relazionale dei corpi, non spinge i corpi ad andare oltre la carne, ma li conduce ad un soffocante, egoico, confuso opacamento.

L’opacità della carne soffoca lo spirito, annebbia la vista dell’anima, chiude il cielo sopra di noi, confina nell’isolamento più totale.

Il sesso da bene relazionale si trasforma in un irrefrenabile istinto da soddisfare.

Si cade nel bisogno dell’istintività più che nel bisogno di trascendenza nell’altro, cioè di superamento del proprio limite egoistico.

Si cade nel sospetto istintivo dell’altro, che è semplice mezzo, pretesto, occasione, strumento della mia libidine.

Il sospetto sull’altro consiste nel fatto che ho timore che l’altro si prenda gioco di me, mi utilizzi come gioco erotico per il suo piacere.

La relazione diviene Io- esso e non più Io- Tu.

Il sesso diventa esigenza compulsiva.

Il rapporto uomo – donna diventa  competitivo e si attesta su di una posizione in cui conta soltanto la soddisfazione dei propri bisogni.

L’amore, invece, è una ricerca di senso nella relazione io- tu. Il mondo interiore dell’uno si confronta con quello dell’altro attraverso i significati personali di ciascuno. L’io e il tu, portatori di senso s’incontrano per operare una ulteriore integrazione costruttiva di una nuova realtà che è il noi della coppia. Lo scambio vicendevole nella mutua realizzazione personale edifica la nuova realtà unitaria della coppia.

Per  il credente l’amore è uno stile di vita e non soltanto un sentimento, proprio perché frutto di questa integrazione continua a livello personale, di coppia e comunitario.

La missione del cristiano è vivere le relazioni andando al di là della sopraffazione egoistica, dell’esaltazione senza limiti dell’io a discapito degli altri. L’impegno alla maturazione personale e comunitaria porta alla trasformazione dell’universo come luogo dove si attua l’amore, dove l’amore non è illusione ma è realtà tangibile.

“Nessuno di noi,  infatti,  vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo siamo dunque del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei vivi e dei morti”. ( Rom 14, 7- 9 )

Dio comunità in Gesù afferra tutte le dimensioni dell’uomo, morte compresa; non c’è nulla che esca da questa relazione: è una relazione totalizzante.

La relazione uomo – donna, ispirandosi ad una siffatta comunità di persone, diventa nella donazione reciproca la massima espressione di unità, di condivisione concreta, di complementarità.

In fondo la felicità sta nel potersi donare e la coppia è il luogo per eccellenza dove si rende possibile una tale donazione; ma se la coppia si ferma ad una dimensione affettiva, mai potrà  sperimentare la forza dell’amore oblativo, perché incapace di andare oltre la conflittualità che un rapporto inevitabilmente  comporta.

La competizione diventa l’espressione di tale affettività incapace di decollare, mentre la cooperazione diventa quello stile che armonizza la coppia nel rispetto della sua diversità costitutiva. La coppia così non più proiettata a vivere nell’affermazione di sé, orienta i propri passi a costruire un noi come espressione di una realtà realizzata dall’integrazione di un io e di un tu, una realtà che è frutto dell’incontro di un uomo e di una donna che sanno donarsi.

 

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