Oggi,
nella nostra civiltà occidentale, prende diritto di cittadinanza
l’apatia, proprio perché la vita interiore si va inaridendo e si
vive d’immagine, apparenza, conformismo, tutte cose queste che
finiscono con il mascherare i sentimenti.
Nelle
relazioni, la sopraffazione violenta esplode come un’estrema
necessità di contatto, raggiungendo livelli di efferatezza che le
cronache segnalano molto spesso riportando eventi delittuosi
consumati in famiglia.
L’amore
umano, nella nostra cultura occidentale, risulta essere illusorio,
nel senso che realizza illusione per un indebolimento della volontà,
della decisione, nonché del senso di responsabilità individuale.
Sembra
emergere l’immagine di un uomo più regolato, che regolatore, più
automa che persona, più schiavo che libero. Inoltre la dicotomia
mente corpo determina una scissione e un dualismo distruttivo.
Il
primato della ragione sfocia nel rifiuto del sentimento e lì dove si
esalta la volontà a discapito del sentimento viene rimossa la sfera
affettiva e sentimentale, con gravi ripercussioni sulla persona
umana. La povertà affettiva ed immaginativa genera risentimento ed
ostilità che si accompagnano alla perdita della stima di sé,
determinata a sua volta dalla mutilazione del desiderio visto come
espressione primitiva dell’essere umano. I desideri, altresì, non
vanno inquadrati come semplici bisogni impulsivi, ma piuttosto come
espressioni della percezione del sé.
“Vorrei”
“desidererei” sono espressioni che personalizzano il proprio
pensiero, il proprio sentire, collocandolo in una organizzazione
sintonica tra volontà e desiderio orientata verso la realizzazione
fattiva di quanto sta a cuore. Si ha così l’integrazione tra
desiderio, volontà e decisione.
L’amore
è proprio questa capacità di desiderare e volere il bene dell’altro,
di prendersi cura di lui, di essere solleciti alla attese e ai
bisogni dell’altro.
L’amore
è da intendere in maniera dinamica, come qualsiasi processo di
crescita. Si tratta di muoversi con equilibrio ed in maniera
armonica tra i piaceri della sicurezza e della stabilità o
dell’accrescimento e dell’instabilità creativa, della dipendenza o
dell’indipendenza, della regressione o della progressione,
dell’immaturità o della maturità.
E’ un
interrogarsi e lasciarsi interrogare dalla relazione stessa, dalla
realtà interna ed esterna, proprio perché si raggiunga un buon
livello d’integrazione, che passa anche per i conflitti.
Erik
Erikson, studioso della psicologia dello sviluppo, sottolinea come
anche l’amore vada incontro ad un percorso di maturazione.
·
Il bambino appena nato impara ad avere contatto con il suo corpo: io
amo me
·
Poi successivamente io amo me per te. Ama la madre perché è la sua
vita, tutto dipende da lei, quindi c’è un po’ di trascendenza, non è
autosufficiente. Quindi amo anche te, ma per me, per la mia vita.
·
Poi amo me in te; è l’esperienza dell’adolescente che vuole bene,
che s’innamora dell’altro perché vede nell’altro il suo desiderio,
la sua attesa, la sua speranza. “Quello che ho sempre sognato,
quello che non sono, ma che desidererei essere”. Non c’è ancora una
vera accettazione dell’altro, perché l’altro non è visto così come
egli è, ma è visto come lo desidero. In qualche modo timidamente
esco da me stesso.
·
Amo te, mi prendo cura di te. L’io viene assorbito nell’altro, ma ha
bisogno di ridefinirsi.
Stampa,
cinema, letteratura, immagini contribuiscono in maniera pressante ad
esaltare il desiderio, che non è più un bene relazionale, ma
piuttosto un’ affermazione solitaria, egoistica, virtuale dell’io
dispotico. La relazione uomo – donna si cristallizza in una sorta di
soddisfazione dei bisogni, non riuscendo ad evolvere verso una
maturità costruttiva ed appagante.
Inoltre,
si assiste ad una costante esaltazione della relazione affettiva,
come emozione da consumare rapidamente, sotto la spinta dell’impulso
erotico, piuttosto che ad una proposta della dimensione amorosa come
frutto di un percorso costruttivo condiviso.
Nell’attuale società è importante identificare alcuni impedimenti
alla crescita matura e fruttuosa nell’amore.
Riportiamo qui di seguito alcuni aspetti che possono giocare un
ruolo negativo
1.
Tecnicismo [separazione tra momento unitivo e procreativo:
fecondazione come evento di laboratorio, esterno alla coppia, più
che evento interno, intimo della coppia] frammentazione delle
componenti relazionali della coppia con infecondità relazionale
2.
Edonismo
imperante [cultura dominante del piacere, come ricerca unicamente
della propria soddisfazione senza sofferenza, senza impegno. Il
piacere infantile di soddisfazione di bisogni].
3.
La
rimozione della sofferenza, non più inquadrata come iniziazione alla
dimensione adulta. Il dolore- sofferenza, legato alla crescita, non
risulta più essere un evento necessario per maturare, non viene
considerato come un processo naturale per sviluppare una coscienza
di sé. Il conflitto non viene gestito, in quanto fonte di
sofferenza.
Nello
sviluppo della tecnica va riconosciuto come la natura stessa sia
stata contraffatta.
La
tecnica si prende beffa della connotazione anatomica, attraverso le
manipolazioni chirurgiche dei sessi.
Il sesso
perdendo il linguaggio relazionale dei corpi, non spinge i corpi ad
andare oltre la carne, ma li conduce ad un soffocante, egoico,
confuso opacamento.
L’opacità della carne soffoca lo spirito, annebbia la vista
dell’anima, chiude il cielo sopra di noi, confina nell’isolamento
più totale.
Il sesso
da bene relazionale si trasforma in un irrefrenabile istinto da
soddisfare.
Si cade
nel bisogno dell’istintività più che nel bisogno di trascendenza
nell’altro, cioè di superamento del proprio limite egoistico.
Si cade
nel sospetto istintivo dell’altro, che è semplice mezzo, pretesto,
occasione, strumento della mia libidine.
Il
sospetto sull’altro consiste nel fatto che ho timore che l’altro si
prenda gioco di me, mi utilizzi come gioco erotico per il suo
piacere.
La
relazione diviene Io- esso e non più Io- Tu.
Il sesso
diventa esigenza compulsiva.
Il
rapporto uomo – donna diventa competitivo e si attesta su di una
posizione in cui conta soltanto la soddisfazione dei propri bisogni.
L’amore,
invece, è una ricerca di senso nella relazione io- tu. Il mondo
interiore dell’uno si confronta con quello dell’altro attraverso i
significati personali di ciascuno. L’io e il tu, portatori di senso
s’incontrano per operare una ulteriore integrazione costruttiva di
una nuova realtà che è il noi della coppia. Lo scambio vicendevole
nella mutua realizzazione personale edifica la nuova realtà unitaria
della coppia.
Per il
credente l’amore è uno stile di vita e non soltanto un sentimento,
proprio perché frutto di questa integrazione continua a livello
personale, di coppia e comunitario.
La
missione del cristiano è vivere le relazioni andando al di là della
sopraffazione egoistica, dell’esaltazione senza limiti dell’io a
discapito degli altri. L’impegno alla maturazione personale e
comunitaria porta alla trasformazione dell’universo come luogo dove
si attua l’amore, dove l’amore non è illusione ma è realtà
tangibile.
“Nessuno
di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso,
perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo,
moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo siamo
dunque del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato
alla vita: per essere il Signore dei vivi e dei morti”.
( Rom 14, 7- 9 )
Dio
comunità in Gesù afferra tutte le dimensioni dell’uomo, morte
compresa; non c’è nulla che esca da questa relazione: è una
relazione totalizzante.
La
relazione uomo – donna, ispirandosi ad una siffatta comunità di
persone, diventa nella donazione reciproca la massima espressione di
unità, di condivisione concreta, di complementarità.
In fondo
la felicità sta nel potersi donare e la coppia è il luogo per
eccellenza dove si rende possibile una tale donazione; ma se la
coppia si ferma ad una dimensione affettiva, mai potrà sperimentare
la forza dell’amore oblativo, perché incapace di andare oltre la
conflittualità che un rapporto inevitabilmente comporta.
La
competizione diventa l’espressione di tale affettività incapace di
decollare, mentre la cooperazione diventa quello stile che armonizza
la coppia nel rispetto della sua diversità costitutiva. La coppia
così non più proiettata a vivere nell’affermazione di sé, orienta i
propri passi a costruire un noi come espressione di una realtà
realizzata dall’integrazione di un io e di un tu, una realtà che è
frutto dell’incontro di un uomo e di una donna che sanno donarsi.
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