Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

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Per sempre

 

I lucchetti di Ponte Milvio simboleggiano un legame indissolubile; le chiavi dei piccoli catenacci  vengono fatte scomparire perché non ci sia alcuna possibilità da parte dei due giovani innamorati di svincolarsi da un tale rapporto amoroso, che desiderano vivere per sempre.

Ma come si fa ad impegnarsi per sempre?

L’espressione di chiusa di tante favole suona “ …. e vissero felici e contenti” lasciando in fondo un po’ di amaro in bocca ai piccoli lettori che vorrebbero sapere come si fa a vivere felici e contenti nel corso della vita.

L’immaginario collettivo insegue questo sogno del “per sempre”, ma di fatto non appare per nulla chiaro come lo si possa concretizzare nella vita quotidiana.

L’amore per sempre sembra essere retaggio di una visione romantica, ormai fuori moda. In una società caratterizzata dalla precarietà   appare sempre più difficile o  impossibile parlare di un amore che duri nel tempo, tutta la vita ed oltre.

L’amore eterno appare come un sogno di ragazzi non più attuale, ma soprattutto, irrealizzabile  in una società dinamica come la nostra, dove tutto è consumato nella logica del mordi e fuggi.

Da più parti, dalle cronache attuali, dalle riviste di gossip, viene evidenziato come  le coppie vivano la precarietà affettiva, l’instabilità della fedeltà coniugale, la incapacità di mantenere una relazione  durevole e soddisfacente.

L’indotto sociale sembra avallare tale costume di temporaneità. I rapporti a tempo determinato, come i contratti dei precari, mostrano una validità a scadenza. La durata di una relazione uomo donna è orientata verso un tempo molto variabile di resistenza, ma comunque destinato a finire prima o poi.

La motivazione addotta per fare una scelta di convivenza, di matrimonio civile o religioso, è, in molte circostanze, sottolineata  dalla scarna espressione “ci vogliamo bene”.

Sembra essere questa affermazione “ci vogliamo bene” sufficiente per operare una scelta tesa alla convivenza, alla coabitazione, alla vita  matrimoniale; questa formula sembra essere una valida motivazione per far sposare un uomo ed una donna.

Ma se ci chiediamo cosa accade successivamente nella quotidiana convivenza, ci accorgiamo che lo stile di vita sociale esercita la sua influenza, sui rapporti di coppia, in maniera per lo più negativa.

Così si fa strada, nella vita di coppia, una mentalità mercantile; la dinamica dello scambio sembra essere entrata a regolare  i rapporti affettivi della coppia. ( io ti do/ tu mi dai)

Si viene ad instaurare una relazione di tipo simmetrico che fa  perdere di vista la dimensione unitaria da ricercare insieme per lasciare trasformare l’incontro io/tu in un noi unico e irripetibile.

Nella relazione simmetrica, nell’ambito della psicologia, i due interlocutori si considerano uguali e tenderanno a confermarsi reciprocamente la definizione  che ognuno dà di sé. “In una relazione simmetrica  sana, i partner sono in grado di accettarsi a vicenda come sono, il che li porta alla fiducia e al rispetto reciproci e ad una conferma dei rispettivi   davvero realistica” (“Pragmatica della comunicazione umana”   di Paul Watzlawick ).

La relazione simmetrica, però, presenta due possibili sottocasi di comunicazione patologica:

a)   Escalation simmetrica   

b)    reciproca esclusione.

L’escalation simmetrica ha origine dal pericolo della competitività, sempre presente, che può degenerare in conflittualità  distruttiva e determinare una perdita di stabilità,  una corsa verso la posizione di dominio sull’altro di entrambi gli interlocutori. Ognuno cerca di imporre all’altro il proprio punto di vista, per cui la relazione degenera in dispute e litigi, in conflitti coniugali distruttivi.

Nella reciproca esclusione  i due interlocutori fanno finta di ignorarsi (di tenersi fuori del campo  percettivo)  perché sconosciuti, o perché hanno sospeso le loro relazioni in maniera concordata o no.

Inoltre, oggi, anche la tecnica esercita un suo fascino sulla realtà affettiva  ed è il tecnicismo produttivo a sedurre la coppia, portandola a porre più che l’attenzione all’essere in relazione, al fare in maniera a volte anche  frenetica per produrre benessere, per far funzionare le cose di casa in maniera proficua.

Se nella logica mercantile è lo scambio a farsi strada nella dimensione di coppia, in quella tecnicistica è lo stare bene a tutti i costi, senza ostacoli, in una parola senza inciampi, a fornire una buona dose di tensione ansiogena alla comunicazione della coppia.

La realtà di coppia per venir fuori da questo vortice relazionale distruttivo ed efficientista, necessita di  orientare i propri passi verso la dimensione del noi due insieme alla ricerca di un bene comune.

Questo aspetto si può realizzare lì dove c’è una coppia che curi e nutra la relazione dedicando a se stessa tempo e spazio perché si possa attuare un tale cambio di mentalità, che va oltre i confini egoistici dell’io e del tu.

Il ci vogliamo bene non sufficiente per giustificare una vita a due diventa  uno stare insieme per attuare  un progetto condiviso che è sottolineato dal crescere nell’amore.

La pagina in Pdf allestita con il titolo “Viaggio di coppia nella coppia” offre spunti di riflessione sul percorso utile per la coppia perché si possa attuare quel noi due insieme per sempre.

 

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