La paura di mostrarsi allaltro per
quello che si è genera tutta una serie di atteggiamenti con cui si tende a mascherare i
propri limiti, nel timore che laltro li sfrutti per dominare, per possedere.
Ognuno è tentato dalla propria
cupidigia ammonisce lapostolo Giacomo.
San Paolo, dal canto suo, sottolinea
Non bramerai.
Tutto ciò al fine di mettere in guardia
la comunità cristiana per aiutarla a discernere le trappole di seduzione che portano alla
distruzione dellessere umano, alla morte dellessere.
Nelluomo che coltiva
linclinazione al possesso, che avverte prepotente il desiderio di accrescere il
proprio prestigio, per sentirsi qualcuno, le cose e le persone appaiono come oggetti da
accaparrare per sé o da strumentalizzare.
Tutto viene orientato
allaffermazione di sé, per cui gli altri, quando non rientrano in questo schema di
dominio, diventano rivali da evitare o da eliminare.
La logica del potere, di tutti gli
autoritarismi, si avvale della paura, dellintimidazione, della minaccia come
strumenti di dominio per asservire gli altri.
Qualsiasi gruppo umano più facilmente
ricalca tali percorsi distruttivi, favorendo la sete di potere che ognuno si porta dentro,
soprattutto se non fa nulla per frenare tale cupidigia mediante la promozione di relazioni
costruttive.
Oggi, da più parti, si assiste a tale
crisi relazionale sia nellambito della coppia uomo- donna, sia negli ambiti
lavorativi dove si esalta il lavoro di equipe, ma poi al fondo si tocca con mano
limpossibilità di reggere nel tempo la gestione del gruppo; così pure negli ambiti
di gruppi politici, religiosi, musicali viene sperimentato, come nonostante la motivazione
aggregante, la competizione sleale sia più forte e venga a minare la qualità dei
rapporti tra i partecipanti.
In tale consapevolezza lapostolo
Giacomo esprime il suo monito alla comunità cristiana, richiamandola con fermezza
allannuncio ricevuto perché non si perda dietro a logiche distruttive che certo non
favoriscono la comunione.
Così la realtà matrimoniale si macchia
di conflittualità sterili, improduttive, esasperanti in cui ogni evento diviene occasione
di sopraffazione, di affermazione del proprio punto di vista a totale discapito del bene
relazionale della coppia uomo-donna.
Nelle nostre case, molte volte, quante
questioni, quanto schiamazzo inutile, quanta violenza, quanta aggressività!
Si respira, molte volte, unaria
carica più di odio che di benevola e amorevole convivenza.
Quante parole inutili, superflue,
ingannevoli pronunciate al solo scopo di ferire laltro, di colpire a morte
laltro in una sfida allultimo sangue dove la logica perseguita è la lotta per
il dominio dellaltro, per il possesso trionfante sullaltro da schiacciare,
annullare.
Mortificare (dare morte) laltro
costituisce lobiettivo fondamentale del gioco relazionale scaduto nella
conflittualità.
Laltro non costituisce
unopportunità e una fonte di vita, ma piuttosto un rivale, un nemico da
distruggere.
Le differenze tra gli esseri umani sono
viste con sospetto, sono da annullare; si tende allappiattimento,
alluniformità sterile credendo di realizzare in questo modo lunità.
Si scade nella diffidenza, nella sfiducia,
nellinquadrare laltro come colui che ti inganna soltanto.
La parola si riveste di ambiguità, si
trasforma da mezzo per trasmettere quanto si agita nel proprio cuore, in mezzo di
menzogna.
Si crede che la falsità, cioè
lalterare i propri sentimenti, il nascondere il proprio punto di vista sia la
strategia per garantire rapporti stabili.
La convivenza del gruppo o della coppia si
muove, in questo modo, tra contatti rassegnati e convenzionali oppure tra conflitti aspri
e distruttivi, dove si assapora una profondissima insoddisfazione relazionale.
Sia in un caso che nellaltro si
tratta di scadenti ed infruttuosi rapporti non improntati certo alla vita e alla
creatività relazionale.
Quale rimedio dinanzi ad una comunità
umana attestatasi su questi livelli di legame così compromessi?
Quale proposta mettere in campo dinanzi ad
una coppia approdata ad una siffatta capacità di comunicazione?
Quale risorsa porre a fondamento per
ribaltare una situazione fino a tal punto degenerata?
Il punto nodale appare il riconoscere i
propri limiti ed il viverli come aspetti della propria personalità con cui convivere
serenamente e di cui rendere partecipi gli altri.
Il limite così diviene occasione per
percepire gli altri come un aiuto necessario per cercare di superare le proprie
difficoltà.
Il limite rivela una verità
inconfutabile: siamo esseri incompleti.
Non possiamo stare da soli o vivere
relazioni scadenti; ne va della nostra felicità.
In un prossimo articolo guarderemo con
particolare attenzione alle risorse che una coppia o un qualsiasi gruppo può porre come
elementi di sblocco in situazioni altrimenti insolvibili.