Oggi, si può parlare di sociopatia, cioè di una vera e propria sindrome di
interesse psichiatrico, dinanzi a quadri di vita ormai abbastanza diffusi e
caratterizzati da comportamenti particolari.
Si tratta di una immaturità affettiva caratterizzata da indifferenza, da
incapacità di esprimere sentimenti positivi come simpatia e gratitudine, da
freddezza relazionale con apatia morale difficilmente sensibile a
sentimenti di rimorso o di colpa; ancora tale atteggiamento immaturo porta
ad una mancanza di responsabilità, ad un dialogo condotto con falsità e
insincerità, fino a raggiungere un comportamento chiaramente antisociale con
gesti delittuosi realizzati con fredda determinazione e totale indifferenza.
Tale sviluppo patologico avviene per una carente educazione psicologica
nell’infanzia, cioè una educazione riguardante i sentimenti, le emozioni, le
paure, gli entusiasmi.
Oggi, si parla di cura del corpo mediante le pubblicità esaltanti corpi
scultorei modellati in palestre, con diete, con esercizi ginnici impegnativi
per tempo e sforzo, con interventi di plastica correttiva in chirurgia
estetica.
Oggi si parla di cura dell’esteriorità proponendo all’attenzione generale un
fisico da top model sia sui cartelloni pubblicitari sia negli spettacoli
televisivi persuadendo sottilmente l’opinione pubblica che solo un corpo
con quelle dimensioni merita di essere considerato.
Questo per l’esteriorità
Per l’interiorità viene proposto poco o nulla.
Questo vuoto espressivo, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore,
spinge la nostra società a rivolgere tanta cura agli acquisti al solo scopo
di colmare in qualche modo il vuoto di comunicazione che sperimenta già
nella pigrizia, nell’indolenza, nella ribellione, nella depressione.
Allora incominciano i primi segnali di sociopatia, cioè appare quella
indifferenza emotiva dinanzi agli eventi a cui si assiste o ai gesti che si
compiono.
Chi non conosce e non utilizza l’alfabeto emotivo, chi ha ricoperto sotto
maschere varie i tratti del proprio volto, mettendo a tacere le ragioni del
cuore, soffocando i propri sentimenti, lasciando disseccare le radici del
proprio cuore, sviluppa un senso di sfiducia nei confronti del prossimo, a
cui rivolge una vigilanza aggressiva con spunti persecutori fino a vedersi
circondato da nemici, da persone che attentano alla propria persona.
Ciò accade perché manca una educazione emotiva in famiglia, a scuola; perché
manca, ai giovani di oggi ed anche ai meno giovani, l’opportunità di far
risuonare l’eco dei propri rivolgimenti interiori.
L’emozione è essenzialmente relazione e dalla qualità delle nostre relazioni
possiamo leggere il grado della nostra intelligenza emotiva. Questa si
avvale di atteggiamenti morali quali l’autocontrollo e la compassione.
Oggi, proprio per tale ineducazione emozionale abbiamo una società
costituita da gente rabbiosa, ribelle, nervosa, impulsiva, aggressiva,
impreparata al colloquio, all’incontro con l’altro.
Oggi, ci troviamo in un’agghiacciante incapacità di ascoltare, di risolvere
i conflitti, di cooperare. Abbiamo annullato gli spazi della riflessione,
ridotto allo scambio banale la comunicazione, ma soprattutto abbiamo
svuotato il nostro cuore dai sentimenti.
Prima del sapere, della conoscenza, del capire c’è il sentire.
Potere ascoltare il cuore, perché siano i suoi palpiti ad esprimere
all’altro la motivazione che anima la relazione stessa.
Tenersi lontano dai conformismi, per potere essere se stessi.
Oggi, però, essere se stesso e non rinunciare alla specificità della propria
identità viene vissuto come una patologia.
Il tentativo sociale di omologare, di appiattire, di rendere tutti uguali,
come oggetti fatti in serie, porta le persone a perdere di vista l’anima.
La differenza, la specificità individuale destano sospetto perchè fuori da
inquadramenti schematici.
I gruppi umani, in qualunque ambito, lavorativo, condominiale, ecclesiale,
comunitario possono presentare o manifestare, oggi, proprio per quanto
esposto sopra, tali caratteristiche che possono facilmente colorarsi di
tinte patologiche per una mancanza di educazione alla relazione, alla
comunicazione.
Tali alterazioni si realizzano anche nelle nostre case, nelle nostre
famiglie, e, quindi, facilmente, dal contesto familiare si riversano nei
vari ambienti comunitari portando tutti ad assaporare una profonda
insoddisfazione nella qualità dei rapporti intrattenuti con gli altri.
Diviene necessaria, nella nostra società ammalata di sociopatia, una
riflessione su tali contenuti lasciandosi indirizzare dalla psicologia.
Certo la psicologia come scienza umana non può sostituirsi alla fede che
illumina la ragione, dando un senso alla vita dell’uomo, ma aiuta a
sottoporre a critica le religiosità farisaiche che vengono profondamente a
rendere scadente la qualità dei rapporti tra gli uomini, anche in quegli
ambiti in cui l’aspetto di comunione, di condivisione viene auspicato come
stile di vita.