Consultorio Diocesano Famiglia Nuova

Diocesi di Pozzuoli

Parrocchia S.Michele Arcangelo

Consultorio Familiare Diocesano

Via Antonino Pio, 1

80078 Rione Toiano (Pozzuoli)

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Essere in famiglia

Abbiamo bisogno di un luogo dove si possa  essere a casa.

Un luogo dove si usa un linguaggio di benevolenza, di tenerezza, un luogo dove le nostre ferite, le nostre piaghe possano essere curate, guarite.

Abbiamo bisogno di un luogo dove il dolore possa essere percepito come via per dare un senso.

Nella famiglia di Dio, per il credente, c’è una prospettiva di vita.

Nella famiglia di Dio si coglie come Egli fa nuove tutte le cose, ha il potere di creare nuovi rapporti, nuove relazioni, un nuovo equilibrio tra gli essere umani.  

Quante volte avvertiamo dentro di noi un desiderio che possiamo esprimere nel modo seguente:

  • Vorrei una persona che semplicemente ci sia, che mi sopporti. Che sia al mio fianco se ogni tanto non sto tanto bene.
  • Che mi capisca, che non mi giudichi, della quale non debba aver paura.

E’ il desiderio che qualcuno ci accarezzi con tenerezza, al quale poter dire senza difese ciò che in quel momento è nel nostro cuore.

Importante è pure considerare se abbiamo la capacità di essere soli con noi stessi in un armonica convivenza con il nostro mondo interiore.

Potremmo chiederci

  • Sei capace di stare vicino a te stesso?
  • Sei capace di essere tenero nei tuoi confronti?
  • Sei capace di donare un senso di protezione al bambino ferito dentro di te?

In genere ci si aspetta dagli altri quanto non si è capaci di donarsi da soli.

Quanto più una persona è incapace di vicinanza con se stessa, tanto più in lei è grande il desiderio di vicinanza e protezione.

Abbiamo bisogno di persone che ci donino un senso di protezione e abbiamo bisogno della vicinanza risanatrice e piena dell’amore di Dio, in cui ci sappiamo protetti.

Mancando una tale dimensione spirituale, l’acquisto compulsivo, in frenabile dei pubblicitari seduce, cattura l’attenzione del pubblico, trascinandolo in un profondo inganno, che si traduce in delusione.

Pascal Bruckner ha individuato nell’infantilismo l’atteggiamento tipico della nostra epoca.

Infantile è pensare come tutto sia possibile e che la società sia lì solo per realizzare i desideri puerili.

I desideri, vissuti in maniera infantile, sono imperativi da realizzare altrimenti c’è il fallimento, la frustrazione.

Nella visione adulta, matura, i desideri sono una fonte d’ispirazione, che ci sostengono per cogliere la differenza tra realtà e sogno, tra raggiungibile  o augurabile ma non realizzabile.

Crescere significa proprio avere familiarità con tale gamma di riflessioni, sentimenti, percezioni, desideri, aspirazioni in maniera armonica e non compulsiva.

Dipendenza dall’alcool, dal lavoro, dal partner, dalle droghe, dal cibo, dal sesso, dal danaro, dagli acquisti, dal gioco è un modo attuale  di vivere nelle nostre case.

Cosa si nasconde dietro tutto questo?

Un bisogno di assoluto, di certezza, di felicità.

E’ un richiedere a cose effimere una risposta d’infinito.

In genere nasce dal rimuovere tale bisogno dinanzi a situazioni difficili.

Ammettere questo bisogno d’infinito libererebbe il nostro mondo interiore dalla costrizione.

La mancanza di equilibrio, di sapere gestire le situazioni difficili ci spinge a cercare altrove nelle dipendenze un appagamento a tale necessità interiore.

La dipendenza prolunga l’essere viziati, la permanenza nel grembo materno.

Si tratta di una fuga dalla realtà.

Kahlil Gibran afferma: Per comprendere il cuore  e la mente di un’altra persona non basta osservare ciò che ha raggiunto, ma ciò a cui anela.

Il cuore di chi anela solo al possesso sarà sempre inquieto, insoddisfatto, il cuore di chi anela solo al successo è freddo; il cuore, invece, di chi anela all’autenticità, all’amore, alla giustizia e alla bontà è vivo.

La mia vera proprietà è ciò che anelo, ciò che ricerco, mentre ciò che possiedo è già perso, dimenticato.

Possiamo vivere, convivere con le nostre deficienze, i nostri limiti se abbiamo uno sguardo che va al di là del nostro orizzonte meschino.

Molto spesso ci aspettiamo da colui o colei che amiamo la guarigione, la redenzione, la liberazione, dando un senso alla vita. Ma queste sono aspettative che nessun essere umano può soddisfare.

Vorremmo essere tranquilli, amichevoli, posati, disciplinati, vivaci, liberi, aperti. Vorremmo essere pieni di amore, eppure torniamo a fare l’esperienza dolorosa di quanto siamo mediocri, lacerati tra amore e odio, tra condotta ordinata e mancanza di disciplina, tra disponibilità e scontrosità, tra vitalità e rigidezza.

Molto spesso, nelle nostre case, nelle nostre famiglie viviamo una tale difficoltà di apertura, di accoglienza reciproca.

In questo modo manca l’incontro, la possibilità di incontrarsi.

Si è lontani da quel mondo interiore che è proprio di ciascun componente del nucleo familiare.

Quando si realizza l’incontro, troppo spesso sfocia in conflitto.

Qualsiasi relazione autentica approda al conflitto.

I conflitti per alcuni sono insostenibili.

In loro si riaffacciano le esperienze traumatiche delle liti familiari, per cui il conflitto rappresenta una minaccia all’equilibrio che ritengono di avere raggiunto.

Colgono in essi una seria minaccia all’incolumità interiore, attuano nell’oggi lo schema adottato nell’infanzia di chiudere gli occhi  per non vedere.

Se queste persone ferite non si riconciliano con i conflitti della loro infanzia, finiranno inevitabilmente  in nuovi conflitti rischiosi per l’esistenza.

Evitare tutti i problemi, nascondendo sotto il tappeto tutti i problemi, diventa una strategia di sopravvivenza che non può durare nel tempo.

Il desiderio di armonia è ambivalente.

Può condurre alla fuga dalla realtà, ma può anche spingere a radunare intorno ad un tavolo le persone in lite.

Il desiderio di armonia non deve condurre ad ignorare i contrasti nella propria anima. Senza tensione non c’è vita.

Essere in famiglia significa proprio avere un ambito dove poter vivere l’incontro, con tutti i limiti dettati dalla conflittualità, in una prospettiva di benevolenza, di amore.

Essere in famiglia significa realizzare un contatto tra persone con tutto il loro bagaglio di umana consistenza, dove c’è posto per la fragilità, per il limite ed anche per la fattiva collaborazione.

Abbiamo bisogno di porre a fondamento delle nostre case quella caratteristica che rende unica la famiglia: l’amore.

 

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