Essere in famiglia
Abbiamo bisogno di
un luogo dove si possa essere a casa.
Un luogo dove si
usa un linguaggio di benevolenza, di tenerezza, un luogo dove le nostre
ferite, le nostre piaghe possano essere curate, guarite.
Abbiamo bisogno di
un luogo dove il dolore possa essere percepito come via per dare un senso.
Nella famiglia di
Dio, per il credente, c’è una prospettiva di vita.
Nella famiglia di
Dio si coglie come Egli fa nuove tutte le cose, ha il potere di creare nuovi
rapporti, nuove relazioni, un nuovo equilibrio tra gli essere umani.
Quante volte
avvertiamo dentro di noi un desiderio che possiamo esprimere nel modo
seguente:
-
Vorrei una
persona che semplicemente ci sia, che mi sopporti. Che sia al mio fianco
se ogni tanto non sto tanto bene.
-
Che mi
capisca, che non mi giudichi, della quale non debba aver paura.
E’ il desiderio
che qualcuno ci accarezzi con tenerezza, al quale poter dire senza difese
ciò che in quel momento è nel nostro cuore.
Importante è pure
considerare se abbiamo la capacità di essere soli con noi stessi in un
armonica convivenza con il nostro mondo interiore.
Potremmo chiederci
-
Sei capace di
stare vicino a te stesso?
-
Sei capace di
essere tenero nei tuoi confronti?
-
Sei capace di
donare un senso di protezione al bambino ferito dentro di te?
In genere ci si
aspetta dagli altri quanto non si è capaci di donarsi da soli.
Quanto più una
persona è incapace di vicinanza con se stessa, tanto più in lei è grande il
desiderio di vicinanza e protezione.
Abbiamo bisogno di
persone che ci donino un senso di protezione e abbiamo bisogno della
vicinanza risanatrice e piena dell’amore di Dio, in cui ci sappiamo
protetti.
Mancando una tale
dimensione spirituale, l’acquisto compulsivo, in frenabile dei pubblicitari
seduce, cattura l’attenzione del pubblico, trascinandolo in un profondo
inganno, che si traduce in delusione.
Pascal Bruckner ha
individuato nell’infantilismo l’atteggiamento tipico della nostra epoca.
Infantile è
pensare come tutto sia possibile e che la società sia lì solo per realizzare
i desideri puerili.
I desideri,
vissuti in maniera infantile, sono imperativi da realizzare altrimenti c’è
il fallimento, la frustrazione.
Nella visione
adulta, matura, i desideri sono una fonte d’ispirazione, che ci sostengono
per cogliere la differenza tra realtà e sogno, tra raggiungibile o
augurabile ma non realizzabile.
Crescere significa
proprio avere familiarità con tale gamma di riflessioni, sentimenti,
percezioni, desideri, aspirazioni in maniera armonica e non compulsiva.
Dipendenza
dall’alcool, dal lavoro, dal partner, dalle droghe, dal cibo, dal sesso, dal
danaro, dagli acquisti, dal gioco è un modo attuale di vivere nelle nostre
case.
Cosa si nasconde
dietro tutto questo?
Un bisogno di
assoluto, di certezza, di felicità.
E’ un richiedere a
cose effimere una risposta d’infinito.
In genere nasce
dal rimuovere tale bisogno dinanzi a situazioni difficili.
Ammettere questo
bisogno d’infinito libererebbe il nostro mondo interiore dalla costrizione.
La mancanza di
equilibrio, di sapere gestire le situazioni difficili ci spinge a cercare
altrove nelle dipendenze un appagamento a tale necessità interiore.
La dipendenza
prolunga l’essere viziati, la permanenza nel grembo materno.
Si tratta di una
fuga dalla realtà.
Kahlil Gibran
afferma: Per comprendere il cuore e la mente di un’altra persona non basta
osservare ciò che ha raggiunto, ma ciò a cui anela.
Il cuore di chi
anela solo al possesso sarà sempre inquieto, insoddisfatto, il cuore di chi
anela solo al successo è freddo; il cuore, invece, di chi anela
all’autenticità, all’amore, alla giustizia e alla bontà è vivo.
La mia vera
proprietà è ciò che anelo, ciò che ricerco, mentre ciò che possiedo è già
perso, dimenticato.
Possiamo vivere,
convivere con le nostre deficienze, i nostri limiti se abbiamo uno sguardo
che va al di là del nostro orizzonte meschino.
Molto spesso ci
aspettiamo da colui o colei che amiamo la guarigione, la redenzione, la
liberazione, dando un senso alla vita. Ma queste sono aspettative che nessun
essere umano può soddisfare.
Vorremmo essere
tranquilli, amichevoli, posati, disciplinati, vivaci, liberi, aperti.
Vorremmo essere pieni di amore, eppure torniamo a fare l’esperienza dolorosa
di quanto siamo mediocri, lacerati tra amore e odio, tra condotta ordinata e
mancanza di disciplina, tra disponibilità e scontrosità, tra vitalità e
rigidezza.
Molto spesso,
nelle nostre case, nelle nostre famiglie viviamo una tale difficoltà di
apertura, di accoglienza reciproca.
In questo modo
manca l’incontro, la possibilità di incontrarsi.
Si è lontani da
quel mondo interiore che è proprio di ciascun componente del nucleo
familiare.
Quando si realizza
l’incontro, troppo spesso sfocia in conflitto.
Qualsiasi
relazione autentica approda al conflitto.
I conflitti per
alcuni sono insostenibili.
In loro si
riaffacciano le esperienze traumatiche delle liti familiari, per cui il
conflitto rappresenta una minaccia all’equilibrio che ritengono di avere
raggiunto.
Colgono in essi
una seria minaccia all’incolumità interiore, attuano nell’oggi lo schema
adottato nell’infanzia di chiudere gli occhi per non vedere.
Se queste persone
ferite non si riconciliano con i conflitti della loro infanzia, finiranno
inevitabilmente in nuovi conflitti rischiosi per l’esistenza.
Evitare tutti i
problemi, nascondendo sotto il tappeto tutti i problemi, diventa una
strategia di sopravvivenza che non può durare nel tempo.
Il desiderio di
armonia è ambivalente.
Può condurre alla
fuga dalla realtà, ma può anche spingere a radunare intorno ad un tavolo le
persone in lite.
Il desiderio di
armonia non deve condurre ad ignorare i contrasti nella propria anima. Senza
tensione non c’è vita.
Essere in famiglia
significa proprio avere un ambito dove poter vivere l’incontro, con tutti i
limiti dettati dalla conflittualità, in una prospettiva di benevolenza, di
amore.
Essere in famiglia
significa realizzare un contatto tra persone con tutto il loro bagaglio di
umana consistenza, dove c’è posto per la fragilità, per il limite ed anche
per la fattiva collaborazione.
Abbiamo bisogno di
porre a fondamento delle nostre case quella caratteristica che rende unica
la famiglia: l’amore.